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Alte Vie Dolomiti, le origini del turismo lento

Otto itinerari nati da visionari degli anni '40 fino ai giorni nostri

Alte Vie Dolomiti, le origini del turismo lento

Otto itinerari nati da visionari degli anni '40 fino ai giorni nostri

Otto sono oggi le alte vie che attraversano le Dolomiti e le Prealpi Bellunesi, frutto di alpinisti e appassionati visionari, tra i quali Toni Sanmarchi – che già agli inizi degli anni 40 percorse e scrisse di tracciati nascosti da esplorare tra le Marmarole e il Sorapiss – che divennero poi l’Alta Via 5 del Tiziano. Ma chi furono i veri illuminati che seppero via via dare un continuum alle loro esplorazioni montane in una visione moderna di turismo itinerante?

Alta Via delle Dolomiti: quattro padri e una sola madre

Come scrive Italo Zandonella Callegher “secondo alcuni il sistema delle alte vie nacque dalla fervida mente di Mario Rovelli che già nel 1950, quando era presidente dei Cai di Belluno, aveva progettato l’attrezzatura per ferrare la Schiara, onde agevolare l’ultimo tratto di quella che chiamò Alta Via delle Dolomiti numero uno. Ma pare che già prima o forse in contemporanea, ci avesse pensato anche quel vulcano di saggezza e di idee che si chiamava Giovanni Angelini. Brovelli intanto pubblicò sullo Scarpone, era il 1966, il piano delle alte vie dolomitiche.

Dal 1966 a oggi: l’evoluzione degli itinerari

Nell’introduzione della prima edizione scriveva: “Con l’alta via delle Dolomiti viene essenzialmente proposta una nuova formula di turismo alpino […] la formula delle grandi traversate di più giorni ed anche di qualche settimana […] segnando una svolta nel costume turistico alpino, non solo nel senso che essa ha attratto un numero sempre crescente di percorritori, ma anche perché essa ha ispirato una vasta serie di analoghi bellissimi percorsi e non solo nelle Dolomiti”. Da qui in poi l’ufficializzazione degli altri otto iconici itinerari ai quali dal 1993 si è aggiunta l’Alta Via Dolomiti Bellunesi che si snoda all’interno del Parco, lungo uno spettacolare percorso individuato da Teddy Soppelsa.

Il rinnovamento delle guide e l’anima delle Dolomiti

Nel 2001, ad opera di Nani De Biasi, alpinista, fotografo, editore ed oggi eccellente pittore, esce una nuova guida la cui moderna veste grafica lascia spazio a tantissime immagini che fanno sognare e anticipano le meraviglie che il viandante incontrerà nel suo cammino. Oggi Nani non ritrae più l’Alta Via con la sola macchina fotografica: da quelle immagini ne estrapola l’anima fissandola su tela con l’attenzione ai particolari che solo chi conosce così intimamente le pareti sa riprodurre.

Nell’era dei famosi cammini, tra tutti Santiago di Compostela, le alte vie Dolomitiche e delle Prealpi appaiono antesignane di una filosofia di turismo lento, attento a cogliere il particolare che racchiude in sé il tutto.

Alte vie Dolomitiche tra overtourism e sostenibilità

Quanto sostenibile è questo modo di frequentare la montagna? È indubbio che questi magici percorsi resistano alle mode, ma quanto alto è il rischio che l’overtourism fagociti queste cattedrali di roccia che hanno saputo e sanno ancora ispirare artisti e scrittori? Alcuni tratti dell’Alta Via uno sono sicuramente presi d’assalto, ma allora i padri di questo progetto così visionario forse avevano in cuor loro la speranza di suscitare il coraggio di andare oltre.

Per approfondire, leggi anche [Alta Via 1 delle Dolomiti: 60 anni tra Braies e Belluno](https://ilveses.com/?p=103133) e [Camminare nel Bellunese: turismo lento e cura dei luoghi](https://ilveses.com/?p=103135).