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Lavoro per l’uomo più ricco del mondo

Andrea Campagnolie il colosso Amazon

Lavoro per l’uomo più ricco del mondo

Andrea Campagnolie il colosso Amazon

Diffusione su scala mondiale, grazie ai nuovi mezzi di comunicazione, di tendenze, idee e problematiche (Oxford Languages). Parliamo di lei, naturalmente, la regina delle nostre vite 2.0: la globalizzazione.

Quella cosa nella quale siamo tutti dentro in qualche modo: la diffusione passa attraverso la propaggine della mano che è diventato ormai il telefono, le tendenze si fanno tali a furia di tweet e di storie, le problematiche stanno gridando alle nostre coscienze dal confine polacco o dal Mar Mediterraneo. Le idee? Bhe, quelle bussano alle porte a tutte le ore, portate da corrieri sempre più affannati per consegnare in meno di 48 ore, isole e luoghi remoti esclusi.

In effetti pensando alla globalizzazione, al grado zero, non può che venirci in mente Amazon, e Jeff Bezos che l’ha inventata, secondo uomo più ricco del mondo.

Sarà, ma se penso a mia nonna che negli anni 80 ordinava dal catalogo di Vestro e Postalmarket ‘sta grande idea innovativa (tu ordini su catalogo, io ti consegno) non la vedo proprio. Così penso di farmi spiegare il mistero da uno che è proprio sul pezzo: il direttore del centro di smistamento Amazon di Verona, che organizza e prepara le consegne per tutto il Veneto occidentale e parte dell’Alto Adige: Andrea Campagnoli, classe 1993, trasferitosi per lavoro da Ignan di Santa Giustina a Verona.

Andrea, toglimi subito una curiosità: il magazzino Amazon è quel posto orrendo e alienante del film “Nomadland”, dove persone e pacchi si confondono dentro un capannone triste e buio?
Ma no, figurati! Quello è un magazzino principale (cioè gigantesco) di primo smistamento. Noi siamo un magazzino di media grandezza e stiamo a valle della catena.
Ci occupiamo cioè di prendere i pacchi e di smistarli in borse che poi vengono al mattino prese in carico dai corrieri che si occupano della consegna direttamente al cliente.

Lavorate di notte, quindi?
Certo, perché la consegna è garantita in 24-48 ore massimo, quindi la precisione e la velocità sono essenziali. Amazon è un’azienda fortemente orientata al cliente, è la prima attitudine che chiedono a chi si propone per un lavoro: se dici che consegni in “tot” ore, in quel tempo il pacco deve essere a destinazione. Neve o non neve, traffico o non traffico.

Facciamo finta che io ordini una pignatta per il sugo, cosa succede dopo il mio ultimo click?
Succede che in un magazzino qualcuno prende dallo scaffale – dove ci sono le pignatte – la tua, la imballa e la manda al magazzino a valle come il mio, dove il pacco arriva già pronto. Io e i miei colleghi controlliamo che sia integro e lo smistiamo al corriere della zona di competenza.

E siete tanti?
Nella mia struttura circa 400. I lavoratori sono di tutte le età, tante donne e giovani che magari non hanno proseguito gli studi ma che cercano un lavoro che lasci loro spazi liberi. Lavorare di notte ha i suoi vantaggi. Io sono il supervisore, controllo che vengano rispettati i protocolli di sicurezza e le disposizione dell’azienda e che ci siano i tempi previsti.

Te lo saresti mai immaginato? Di lavorare per mister Jeff Bezos, intendo.
In realtà io quando ero studente vedevo il mio futuro in maniera molto fumosa: mi stavo laureando in ingegneria gestionale al Politecnico di Milano e mi sono reso conto che, tranne qualche lavoretto estivo, non avevo alcuna esperienza lavorativa da scrivere sul curriculum. L’anno prima, durante un Erasmus mundus in Messico, avevo incontrato studenti di economia come me da tutto il mondo e scoperto che tutti avevano già lavorato in aziende. Era un gap in mio sfavore mica da ridere! Così ho cominciato ad applicare (i giovani d’oggi chiamano così quello che noi chiamavamo: fare domanda di lavoro, ndr) e ho trovato uno stage in Oracle come programmatore, ho fatto ben due colloqui andati male con Amazon e vagliato qualche altra proposta. Poi un giorno, del tutto inaspettata, ricevo una mail di Amazon dove mi dicevano che ero adatto per un ruolo nella loro organizzazione e mi sono trovato a lavorare in Lussemburgo. Tempo intercorso tra la mail e la possibilità di accettare firmando il contratto e iniziare all’estero: 7 giorni. Prendere o lasciare. Ho respirato bene e ho preso.

Sempre in un magazzino?
Macché, era un team internazionale e facevamo previsioni di vendita, un lavoro molto da ingegnere gestionale. Da lì si è aperta una posizione (per i nati fino agli anni70: ho scoperto che cercavano uno come me, ndr) a Padova perché stavano per aprire il magazzino a Verona. Passo dopo passo eccomi qua. È un lavoro che non avrei mai pensato di fare, con una multinazionale cosi iconica, ma è molto dinamico, pieno di responsabilità ma anche di soddisfazioni. Non che all’inizio fosse proprio esaltante l’idea di lavorar di notte, ma mi sono abituato. Lo vedo come l’inizio di un cammino che spero lungo e fruttuoso, mettiamola così.

Cosa consiglieresti ad un ragazzo giovane che volesse lavorare in una realtà cosi grande in un mercato globale?
Intanto è essenziale un’ottima conoscenza della lingua inglese, ma non basta perché l’inglese lo sanno tutti e non viene più considerato elemento distintivo; bisogna masticare bene almeno un’altra lingua. Poi una solida formazione (universitaria o di scuola superiore) e molta versatilità. Un’esperienza formativa all’estero come cameriere o operaio o qualsiasi lavoro che dimostri che non hai paura di affrontare le sfide e le cose che non conosci e che ti piace incontrare le persone. E poi essere consapevoli che ci vuole molta fortuna, come in tutte le cose.

Andrea, ti piace vivere in città? Ti mancano Santa, i tuoi amici, la tua famiglia?
Ma certo che sì, il Bellunese è un paradiso! Sento sempre la mia famiglia e i miei amici, ma riesco a passarci poco tempo. Per adesso va bene così, dai, sono giovane ed è il momento di investire e di far fatica. I remi in banca verranno…

Mia nonna faceva interminabili code in posta e pagava in contrassegno pacchi che arrivavano mediamente dopo circa un mese. Sì, i tempi sono proprio cambiati e Amazon è davvero un’idea geniale, mister Bezos!

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