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L’arte tra collaborazione e sperimentazione

dagli anni ‘80 ad oggi: riflessioni con gli artisti

L’arte tra collaborazione e sperimentazione

dagli anni ‘80 ad oggi: riflessioni con gli artisti

Il progetto che ha portato alla nascita del gruppo artistico “La Meridiana” ha radici nella volontà di espansione di individualità artistiche che già avevano intrapreso percorsi personali, creando un contesto collettivo per il raggiungimento di nuove mete. In una provincia con limitate possibilità di scambi culturali, il gruppo si inscrive, nella spinta dei movimenti innovativi degli anni Ottanta, con il fine della “rottura dell’isolamento geografico ed artistico in virtù di aperture alle scuole e alle tendenze più avanzate” (M. Morales, 1991).

Questa entusiastica volontà di ricerca ha stimolato i singoli componenti ad esprimere liberamente i propri talenti e bagagli culturali, aprendosi al superamento del realismo pittorico dei maestri storici di riferimento, attraverso il confronto ed il contatto con altre realtà artistiche ed esecutive. Gli stimoli delle avanguardie e il collegamento artistico con altri gruppi motivati da analogo impulso di ricerca hanno guidato “La Meridiana” verso la produzione di opere che mostrano una riflessione “più meditata e meno frenetica sui valori […] che ruotano attorno all’uomo […] nel suo rapporto con la natura” (A. Alban), rendendo accessibili al pubblico bellunese opere nate da linguaggi e tecniche diverse.
Incontriamo gli scultori Beppino Lorenzet e Franco Vergerio e i pittori Walter Bernardi, Silvano Brancher e Marco Bellotto, artisti de “La Meridiana” ancora attivi ed impegnati, chiedendo loro di analizzare la loro esperienza alla luce della realtà attuale.

Come è cambiato il ruolo dell’artista nella società contemporanea?
Lorenzet: “Non è frequente in provincia incontrare giovani che decidono di dedicarsi professionalmente all’arte. Si vive di arte se il livello è davvero elevato, allora si riscuote l’interesse della critica e del mercato, si viene chiamati nei simposi, si guadagna per creare e presentare le proprie opere”.

Bernardi: “Osservo i giovani che muovono i primi passi nell’espressione artistica e, se vedo in loro qualcosa di davvero unico, originale, li sprono a formarsi attraverso lo studio: scegliendo la strada dell’Accademia usciranno con la formazione necessaria per farsi strada, ma difficilmente potranno farlo qui a Belluno. Qui non esiste un mercato capace di accogliere e valorizzare le attività legate all’arte, almeno all’inizio. Ci vuole coraggio e disponibilità a sacrificarsi e a lavorare sodo, le cose non vengono da sole, non basta la spinta creativa”.

Come avete iniziato la vostra carriera artistica?
Lorenzet: “Ho avuto la fortuna di avere una famiglia che non mi ha mai messo il bastone tra le ruote, ma non è stato facile quando ho deciso di lasciare il lavoro in fabbrica per fare lo scultore. Certo non ho mai mollato. Ho lavorato per anni alla scuola del legno a Sedico e ho visto tantissimi giovani frequentarla, ma sono davvero pochi quelli che oggi lo fanno di mestiere”.

Vergerio: “Abitavo a Genova, ho deciso di venire ad abitare qui perché sentivo di avere bisogno di vivere vicino alla natura. Stando al di fuori dalla massa, ho scoperto che la scultura mi permetteva di esprimere ciò che sentivo. Non ho mai più smesso”.

Che ruolo ha avuto l’arte per voi?
Lorenzet: “Per me l’arte è stata come una chiave che mi ha aperto porte che non avrei mai potuto immaginare; solo attraverso l’arte ho potuto conoscere il mondo, le persone, guardare dentro di me ed esprimermi fino in fondo”.

Che cosa ha significato “La Meridiana” per voi?
Bernardi: “È stato il terreno comune dove confrontarci, discutere, litigare a volte, ma comunque sostenerci a vicenda, senza appiattirci ed uniformarci, ma esaltando le rispettive peculiarità artistiche. Ci ha dato forza e coraggio quando le situazioni erano più sfidanti. Tuttora è un’esperienza di grande condivisione”.

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