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L’arte africana dialoga con quella contemporanea

Mistero, Magia, Spiritualità

L’arte africana dialoga con quella contemporanea

Mistero, Magia, Spiritualità

L’arte africana in mostra al Palazzo delle Contesse di Mel. Per la prima volta in provincia di Belluno, in dialogo con grandi nomi dell’arte contemporanea. Un ponte culturale attraverso – come indica il titolo dell’allestimento – “Segni, simboli, forme, colori… mistero, magia, spiritualità”. Questo è, in breve, l’esposizione curata dall’artista Marco Bellotto, inaugurata lo scorso 7 dicembre e aperta al pubblico fino al 19 gennaio. O anche oltre, dato che, visto il successo, non si esclude una proroga.

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L'arte africana dialoga con quella contemporanea

«Questo progetto nasce dal desiderio di far conoscere gli aspetti principali dell’arte africana, spesso sottovalutata nonostante il potenziale espressivo che sprigiona», introduce Bellotto. «Infatti, mentre quella occidentale era considerata ricerca della bellezza, quella africana, prevalentemente costituita da manufatti d’uso giornaliero o rituale, era spesso denigrata come arretrata. Ma, già da fine Ottocento, artisti come Picasso o Ernst ne hanno colto la magia, la spiritualità, la capacità di sintesi».

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L'arte africana dialoga con quella contemporanea

Ecco allora che in sei sale, su due piani, si dispiegano ricchi e rari manufatti d’espressione subsahariana. Un’arte che con l’oggetto non rappresenta il reale, ma riporta l’essenzialità. «Tessuti, maschere ancestrali, reliquiari, bambole, statue, sculture, urne; in diversi materiali come seta, legno, bronzo, rame, ferro, avorio, pietra, terracotta. Testimoni simboli di forza, potenza, fertilità, regalità», illustra il curatore. «Oggetti che rimandano al Regno del Benin, a Ghana, Mali, Nigeria, Camerun, Costa d’Avorio, Liberia, Gabon… Pezzi appartenenti a collezionisti privati, su tutti il perginese Gian Pietro Paganini, forte di un’esperienza di nove anni in Africa».

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L'arte africana dialoga con quella contemporanea

Nell’allestimento zumellese, accompagnato da un catalogo esaustivo e ben impaginato, l’arte africana si confronta con quella di 26 nomi di valenza anche internazionale dell’arte contemporanea. Alcuni viventi, su tutti il centenario Adolf Vallazza, ma anche Franco Beraldo e Santorossi, Walter Bernardi, Mauro Bianchet e Beppino Lorenzet; altri scomparsi, tra cui Virgilio Guidi ed Ennio Finzi, Celestino Facchin e Renato Scarton; più gli artisti della Scuola del Legno di Sedico.

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L'arte africana dialoga con quella contemporanea

Un dialogo che, concretizzandosi in maschere, sculture, installazioni, si intrattiene in tutte le sale, ognuna guidata in prevalenza da un aspetto tematico. Dai segni e simboli alla forma e il colore, dalla spiritualità al mistero alla magia. Per un totale di oltre cento pezzi a comporre un sorprendente itinerario nella storia e nella cultura del variegato mondo dell’Africa subsahariana.

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L'arte africana dialoga con quella contemporanea

«La mostra sta riscuotendo una grandissima affluenza, con tante aperture extra su richiesta», sottolinea Bellotto. «Nel primo mese di apertura, sono passate in totale oltre 500 persone. Numeri più che soddisfacenti, trattandosi di una proposta abbastanza rara, fuori da centri storici come possono essere Padova o Venezia. Le persone rimangono incuriosite dalla scelta e dalla qualità delle opere, affascinate dalla disposizione dell’allestimento, favorevolmente impressionate dai vari aspetti raccontati».

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L'arte africana dialoga con quella contemporanea

L’invito, dunque, è quello di cogliere l’occasione di vivere in prima persona queste emozioni artistiche, trasportati da quanto sono capaci di smuovere le opere esposte. La mostra – corredata da proposte didattiche per le scuole dall’infanzia alle superiori, visite guidate per gruppi, associazioni e università (anche della Terza Età), laboratori con la presenza di un artista – si può visitare ancora fino (almeno) al 19 gennaio con i seguenti orari: venerdì 16-19.30; sabato e domenica 9.30-12.30 e 15.30-19.30.

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