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L’arrivo del telefono a Villabruna

prima parte

L’arrivo del telefono a Villabruna

prima parte
Villabruna aerea anni 40 Collezione Laura Corso

Per un intero giorno dello scorso aprile, a Villabruna gli utenti di una nota compagnia telefonica sono rimasti isolati. Dopo un momento di sconcerto, il passaparola ha confermato che il problema (di antenna, ripetitore o altro) riguardava tutti. Comunque si è rivelata una gran brutta giornata di isolamento, anche perché molti hanno eliminato il costoso telefono fisso. Pensare che, sino agli 40 del secolo scorso, il telefono non esisteva proprio eppure siamo vissuti ugualmente.

Nell’archivio comunale c’è un ampio fascicolo (serie 21, cat.10) che riguarda il lungo iter, durato oltre 10 anni, che ha portato il telefono a Villabruna. Per ragioni di spazio, si elencano e descrivono i documenti principali. Alcune lettere rasentano l’ilarità, come quella che comunica che sì si poteva fare ma… mancavano i materiali; erano i tempi dell’autarchia, delle tessere annonarie e del contrabbando, persino del sale. In uno dei bei libri del grande Andrea Camilleri, dal titolo “La concessione del telefono”, c’è una similitudine burocratica interessante. Ecco, quindi, un simpatico resoconto.

12/09/1931 – IX anno, era fascista: la Telve (Società Telefonica delle Venezie) scrive al podestà di Feltre Cav. Pavetti (la figura del sindaco era stata abolita!) che “Alcuni abitanti di Villabruna, tra cui l’On. Spartaco Zugni Tauro, la Contessa Ada Bellati, la Sig.ra Rossi ecc. hanno ripetutamente manifestato, per iscritto e verbalmente, il desiderio che venga istituito un posto telefonico pubblico. Poiché le spese di impianto starebbero per metà a carico Telve e l’altra a carico del Comune si comunica che la spesa d’impianto sarebbe di £. 18.700, oltre a £. 500 annue per l’esercizio; il Comune dovrà procurare un locale anche decoroso, presso un pubblico esercizio”.

18/09/1931: il podestà risponde che “le attuali condizioni di bilancio non consentono di prendere in considerazione la proposta”.

18/12/1931- X e.f. La Telve comunica che, utilizzando la palificazione telegrafica esistente da Feltre a Villabruna, si riduce il contributo dalle precedenti £.18.700 a £. 12.000.

21/12/1931 (si noti la celerità delle Poste di allora!): il podestà “conferma che per situazione di bilancio non può prendere in considerazione la proposta”.

05/04/1937 -XV e. f. (dopo ben 6 anni !): il podestà, forse stimolato dalle reiterate richieste dei cittadini richiedenti, scrive a Verona alla Direzione Costruzione Linee Telegrafiche Telefoniche una circostanziata richiesta, di cui uno stralcio: “Il popoloso centro di Villabruna ha espresso parecchie volte il desiderio di essere collegato telefonicamente col centro urbano. Considerando che alla frazione fanno capo una popolazione di circa 4.000 abitanti e che nella stagione estiva ed autunnale è un buon centro per la villeggiatura, funziona già un collegamento telefonico per i servizi postali”. L’ufficio postale, se tale si poteva chiamare, era ubicato nel fabbricato all’angolo tra via Villabruna e via A. Pellico, dove c’è ancora l’unica cassetta postale per imbucare le lettere.

07/04/1937- XV e. f. L’Amministrazione delle Poste e Telegrafi risponde laconicamente: “Informasi che la domanda per il collegamento fonotegrafico deve essere inviata alla Direzione Generale di Roma”.

28/06/1938. Il Ministero delle Comunicazioni comunica che “l’attuale collegamento è un circuito fonotelegrafico a semplice filo non adatto a comunicazioni a grande distanza… la trasformazione sarebbe più onerosa di quella proposta dalla Società Telve di costruire una nuova linea di Km. 5,700 con il concorso di £. 15.000 da parte del Comune”.

27/01/1938 – XVI e. f. Il podestà scrive a Telve Belluno, chiedendo un incontro per trattare del collegamento tra Villabruna e Feltre.

04/03/1938. Il podestà scrive al Ministero delle Comunicazioni un’articolata lettera-analisi, dopo sopralluoghi, e chiede una perizia dettagliata della spesa occorrente.

11/07/1938. Il Ministero risponde e trasmette la richiesta perizia, redatta dalla Direzione Costruzioni telegrafiche e telefoniche di Verona, del 28/05/1938 per un costo £. 2.098,90 per materiali, £. 212,35 per acquisti e £. 1.439,29 per mano d’opera, ivi compreso una cabina telefonica in legno già disponibile presso la sede di Feltre per un totale di £. 4.351,25. (Da notare:1 agente costava £.15,50/giorno, 1 operaio £. 16,65/giorno, 1 funzionario 38,70/giorno, per paragone una monetina da 1 cent di euro era la paga media giornaliera).

22/07/1938. Il Commissario Prefettizio scrive al Ministero chiedendo “a priori l’ammontare del canone annuo per manutenzione impianti e per spese di personale”.

24/09/1938. Il Ministero comunica: “Poiché il Comune interessato provvederà all’impianto, alla manutenzione e gestione, la richiesta si riduce a £. 200/annue (attuali 20 cent di euro).

02/10/1941. Il Comissario Prefettizio scrive alla Contessa Ada Bellati: “La direzione Telve comunica che, stante l’attuale stato di contingenza, è sprovvisto del materiale necessario per l’impianto della linea telefonica”.

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