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La vocazione turistica del Monte Avena

storia dell'ospitalità

La vocazione turistica del Monte Avena

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Già nei primi decenni del Novecento è documentata la frequentazione del Monte Avena da parte soprattutto di valligiani del Feltrino, per escursioni in quota e per la pratica dello sci (pur ancora senza impianti di risalita). Allora l’unico punto di ristoro era l’antica osteria “Dalla Corona” di Annibale De Bortoli a Croce d’Aune, dove non c’era nient’altro, a parte qualche casera, sparsa qua è la, sui pendii circostanti.

È tra gli anni Trenta e Quaranta che si sviluppò un movimento turistico a più ampio raggio, composto da villeggianti provenienti dalla pianura veneta: fu anche l’effetto indotto dall’apertura della nuova birreria Pedavena, che si affermò in pochi anni come un importante polo di attrazione a livello regionale. Senza dimenticare che i veneziani, in particolare, erano da tempo abituali visitatori del territorio di Pedavena, dove avevano anche istituito una Colonia Alpina, nella frazione di Norcen, e costruito varie ville private. Fu in questo periodo che sorsero a Croce d’Aune ben tre alberghi, con servizio di ristorazione: il Monte Pavione, sulla strada di Aune, l’albergo Monte Avena, nella stessa sede della locanda “Dalla Corona”, ampliata e completamente ristrutturata, e l’albergo Croce d’Aune, l’unico a sopravvivere fino ai nostri giorni, recentemente ingrandito e rimodernato.

Si dovettero attendere i primi anni 50 – ma c’è stata anche una guerra mondiale di mezzo – perché venissero effettuati nuovi investimenti in strutture a supporto dell’attività turistica. Nel 1954 fu inaugurata, su iniziativa di una società di imprenditori feltrini, la seggiovia Pedavena-Col Melon. Si legge in un depliant dell’epoca: “Un’ardita realizzazione della tecnica moderna, che in un solo balzo, con 710 metri di dislivello, porta il turista dalle immediate vicinanze della birreria Pedavena sul Monte Avena ad oltre 1000 metri sul livello del mare.
Un mezzo perfetto, economico, rapido a disposizione di chi ama la montagna e ad essa chiede la gioia di vivere nel sole e nel profumo delle resine o di sfrecciare sulle numerose piste delle candide nevi o di ritemprare lo spirito con facili gite o con più ardite escursioni montane…”. Alla stazione d’arrivo, in località Belvedere, venne realizzato un rifugio-ristorante, dotato di ampia sala da ballo e perfino di un poligono per il tiro al piattello.

Nonostante l’iniziale successo, verso la metà degli anni 60, con l’asfaltatura della strada Pedavena-Croce d’Aune, l’afflusso diminuì. Ormai la gente era abituata a muoversi in automobile, con cui era più rapido ed agevole raggiungere la sommità del monte. Furono bensì create nuove sciovie sui prati sovrastanti il Passo Croce d’Aune, Le Laste e l’Imbuto, che scendeva per il Vallon d’Aune. A seguire sorsero la sciovia di Casera dei Boschi, nei pressi dell’omonima malga, e gli impianti di risalita in località Le Buse, che sono gli ultimi rimasti attivi, potenziandosi col tempo, sotto la gestione del Comprensorio Sciistico Monte Avena. L’ultimo investimento risale al 1990. Si cerca oggi con il Consorzio Dolomiti Prealpi di elaborare nuove strategie di sviluppo. Ne abbiamo parlato col suo presidente in questo numero (nella pagina interna dedicata a Pedavena).

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