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La vita non ci appartiene, ci attraversa

Riflessioni sul libro “Anna” di Ammaniti

La vita non ci appartiene, ci attraversa

Riflessioni sul libro “Anna” di Ammaniti

Come sarebbe un mondo senza adulti? I bambini che fine farebbero? Si riorganizzerebbero o non riuscirebbero a sopravvivere? Niccolò Ammaniti, nel 2015, decide di pubblicare un romanzo che tratta di un mondo post-pandemico nel quale vivono solo bambini con un’età inferiore ai quattordici anni, perché tutto il resto della popolazione è stata sterminata da un virus. Sto parlando del libro “Anna”, un romanzo di formazione pubblicato da Einaudi. Tutto parte dalla diffusione di una malattia, chiamata “La Rossa”, che causa in breve tempo la morte dei contagiati. La malattia è presente in tutte le persone, ma rimane latente fino alla pubertà (14 anni), perciò muoiono tutti gli adulti lasciando i bambini da soli. In una Sicilia ormai distrutta dal tempo e dalle mancate cure, un’immensa rovina, troviamo una ragazzina che sta per compiere i fatidici quattordici anni: Anna.

Anna vive col fratellino Astor al Podere del Gelso, una casa in campagna, in mezzo ai boschi, isolata, sicura. Questa ragazzina, dopo aver visto morire i genitori a causa della “Rossa”, si è presa a carico il fratellino promettendo di proteggerlo ad ogni costo e per non esporlo alla terribile verità e non farlo uscire dalla casa sicura si inventa dei “mostri”. Ogni giorno si avventura nelle città abbandonate per cercare cibo, seguendo, in ogni suo passo, le indicazioni che le ha lasciato scritte in un quaderno la madre prime di morire.

Un giorno Anna, uscita per cercare cibo e medicine, incontra Pietro, un ragazzo che diventerà importantissimo durante le sue avventure, un amico che forse sarebbe potuto diventare di più e che farà scoprire ad Anna strane e nuove emozioni. Nonostante tutti gli sforzi della sorella, un giorno, Astor, verrà rapito dai “Blu”, una banda di ragazzini selvaggi al servizio di Angelica.

In un mondo in cui gli adulti non ci sono più, i bambini si sono dovuti organizzare e ce ne sono stati alcuni che hanno preso più “potere” degli altri, iniziando ad esercitare una grande influenza, facendo credere a tutti coloro che vogliono salvarsi dal virus di avere creature magiche o di avere un vaccino. Una di queste persone è proprio Angelica: una ragazzina che dice di comandare la “Picciridduna”, una creatura dai poteri miracolosi che possono curare “La Rossa”.

Anna, con l’aiuto di Pietro, riuscirà a salvare il fratello ed inizierà a cercare un modo per lasciare la Sicilia e trovare un vaccino.

La cosa che colpisce di questo romanzo è la determinazione di questi ragazzi di neanche quattordici anni. Anna non molla mai, nemmeno per un secondo, ha i suoi momenti di sconforto, ma si riprende subito e cerca sempre un modo per andare avanti. Non si ferma davanti a nulla.

Questo romanzo, a volte crudo e macabro, a volte dolce e sentimentale, affronta numerosi temi. Troviamo, ad esempio, l’istinto di proteggere le persone più piccole e indifese, l’indipendenza che anche i più piccoli possono sviluppare, la forza della perseveranza e della determinazione, l’importanza di essere abbastanza forti per sopravvivere in un mondo in cui nessuno ti vuole aiutare. Ma anche l’importanza di stare uniti per arrivare al proprio obiettivo, l’importanza di avere un amico, un fratello o comunque qualcuno, soprattutto nei momenti peggiori.

Un altro tema è l’importanza della vita e il fatto che è nostro compito viverla. Anna, nonostante le numerose disgrazie che le capitano, non pensa nemmeno una volta di farla finita, di porre fine a tutto, perché avverte che la vita è più forte di tutto, “la vita non ci appartiene, ci attraversa”. Bisogna andare avanti, senza guardarsi indietro perché tutti devono vivere. In questo romanzo vedrete i protagonisti scoprire la felicità, l’amore, il sentimento, la mancanza e li vedrete diventare grandi.

Concludo con una citazione presa da “Anna”: “Alla fine non conta quanto dura la vita, ma come la vivi. Se la vivi bene, tutta intera, una vita corta vale quanto una lunga. Non credi?”.

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