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Angelo Lovat, il cantoniere del Boscon

La storia di "Angelin stradin", il guardiano della ss 50 tra Belluno e Feltre

Angelo Lovat, il cantoniere del Boscon

La storia di "Angelin stradin", il guardiano della ss 50 tra Belluno e Feltre

Era l’anno 1963 quando Angelo Lovat s’insediò con la propria famiglia nella casa cantoniera in località Boscon. Era confidenzialmente conosciuto da tutti, ma con rispetto, come “Angelin stradin”. Persona buona e dalla costante disponibilità in qualsiasi orario, anche di notte, nello svolgere il suo lavoro metteva passione vera e tanto amore.

Vista la particolarità di quel pezzo di tracciato della ss 50 (ricordiamo il doppio tornante), manteneva costanti contatti con le pattuglie della Polstrada, ma in particolare con gli autisti della ditta Buzzatti che percorrevano la tratta Belluno-Feltre e viceversa. Con quel passaparola, una sorta di rustico “social”, ne sortiva un monitoraggio continuo sulla tratta.

Manutenzione estiva e preparazione all’inverno

Il periodo estivo, che presupponeva un minore impegno da parte di “Angelin”, veniva invece impiegato dallo stesso per effettuare manutenzioni in funzione di quello invernale. Si andava dai rattoppi delle buche, causate dall’uso delle catene o dal gelo/disgelo, alla rimessa in ordine di quei paracarri divelti dal passaggio degli sgombraneve; non mancava anche la sostituzione o riparazione della cartellonistica malconcia. C’erano poi anche i classici interventi estivi come lo sfalcio dell’erba delle cunette e la creazione di canaline di collegamento con i fossi laterali all’arteria, per migliorare il deflusso delle acque piovane.

Autunno e inverno: nebbia e neve

Nel periodo autunnale, con il presentarsi delle prime nebbie, nelle uscite Angelo portava con sé degli stracci per pulire i catarifrangenti dei paracarri così da renderli ben visibili a chi affrontava il passo del Boscon. D’inverno l’occupazione più frequente era quella di caricare più volte la barella in dotazione, con sale e ghiaia da spargere lungo quel tratto così insidioso.

La continua esposizione esterna provocava anche sudorazione per la fatica, al rientro a fine giornata; dopo un primo sollievo al caldo della stufa, sia sulle mani che sui piedi si manifestavano dei dolorosi “diaolin” (geloni). Nelle rivendicazioni contrattuali una sua classica frase era: «No capise, i ne fa far sciopero d’istà che nesuni i se acorde, inveze sarie da farlo d’inverno».

Lo sciopero d’inverno e l’incidente

Un anno lo sciopero si fece proprio d’inverno e, fatalità, nevicò tutta la giornata. “Angelin” era come un animale in gabbia, passava da una finestra all’altra per controllare come si sviluppava la situazione, finché interruppe quel via vai per non agitarsi ulteriormente. Verso sera, ad una certa ora, sentì bussare con insistenza alla porta. Era “Bepet”, un suo amico autista di corriere di linea, che disperatamente gli disse: «Angelin, fame ‘na carità: ho la coriera do a la curva dela fontana poiada sui paracar, che par fortuna i la cen su, se no a sta ora la sarie do de sot co tuta la gente. Dame ‘na man, no so pì che santo ciamàr».

Angelo indossò una giacca, prese pala, barella, sale e ghiaia e si avviò; dopo un po’ di lavoro i due rimisero in carreggiata il mezzo. Purtroppo, nel rientrare alla casa cantoniera, Angelo scivolò e la barella finì pesantemente sulle sue gambe. Non riuscendo a muoversi, l’autista e un paio di persone lo riportarono di peso a casa; il giorno dopo seguirono le visite. A causa di uno sciopero, non gli venne riconosciuto l’infortunio dall’Inail, così Angelo richiese la malattia per evitare di pagare delle spese. In quel periodo di fermo ricevette la visita di agenti della stradale e di tanti autisti, cementando ulteriormente lo spirito di collaborazione nell’intento di garantire sicurezza a chi transitava su quel tratto a suo modo pericoloso.

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