Il 2 aprile 2005 si spegneva nel Palazzo Apostolico del Vaticano Giovanni Paolo II. Sono passati quindi 20 anni dalla scomparsa di Karol Wojtyla, un pontefice giunto in visita molte volte in provincia di Belluno. Dalla visita in Agordino (con messa sulla Marmolada) nel 1979, fino ai soggiorni in Cadore dalla fine degli anni 80, alla passeggiata meditabonda al cimitero delle vittime del Vajont nel 1987, il papa polacco è stato il protagonista di molte giornate rimaste nella memoria dei bellunesi.
La sua predilezione per i paesaggi montani è legata a due circostanze: la passione per l’attività fisica in quota (non a caso è noto con il soprannome di “atleta di Dio”) e i ricordi d’infanzia in Polonia a cospetto degli amati monti Tatra.
Nel 1988, papa Wojtyla arriva a Col Cumano, per un’udienza generale nel complesso dedicato al suo predecessore. La data è quella del 16 luglio: Telebelluno segue in diretta la giornata di festa e migliaia di persone raggiungono i prati e l’anfiteatro del Centro di spiritualità Papa Luciani. L’aria è elettrica, arriva l’elicottero. Il profilo bianco del Santo Padre si avvicina alla gente. Ragazzi, anziani, sposini emozionati: tutti vogliono avvicinarsi, ma solo pochi ci riescono. Giovanni Paolo II, in particolare, rivolge un pensiero ai giovani: «In questo splendido panorama delle Dolomiti io voglio ricordare un altro panorama: quello dei cuori giovanili che si aprono davanti ai nostri occhi con orizzonti ancora più alti, non solo quelli della natura, ma quelli della fede, dello spirito, del soprannaturale, dell’incontro con Dio, della vocazione».
I ragazzi sono un migliaio, ma nel prato ci sono altre 15 mila persone, ed è straordinaria la testimonianza dei filmati dell’epoca, riemersi dagli archivi di Telebelluno: al papa, pur sotto l’occhio vigile del servizio di sicurezza, ci si può avvicinare con una facilità maggiore rispetto ad oggi e, a quanto pare, anche i cronisti locali possono realizzare le interviste senza grossi impacci.
Non è scontato: nel 1981, sette anni prima della giornata di festa, Giovanni Paolo II ha rischiato la morte a seguito del celebre attentato in piazza San Pietro, per mano del turco Mehmet Ali Agca che gli spara due volte all’addome. Allo stesso modo, non è scontato un passaggio pronunciato a Col Cumano, a causa della sua dimensione a suo modo “politica”: «Come ogni terra, – dice il papa alla folla – anche la vostra ha le proprie necessità e speranze.
I problemi della gente di montagna non sono piccoli, né pochi: tentazione di abbandono, invecchiamento della popolazione, necessità di sviluppo delle attività turistiche, dell’artigianato, della piccola industria, difesa della natura. Il lavoro della terra non è sempre debitamente apprezzato, cosa che favorisce la fuga dalla campagna verso la città».
Un possibile elemento di riscatto? «Lo sviluppo dell’attività turistica, componente non trascurabile della vostra comunità. Ai villeggianti e turisti che mi ascoltano, e a tutti coloro che sono presenti in queste vallate, auguro di accogliere il tempo libero come un dono del Signore e di essergli grati, spendendolo bene».