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La Valle di Seren

e i tetti vegetali (Fojaroi)

La Valle di Seren

e i tetti vegetali (Fojaroi)

La Val di Seren si presenta come un insediamento diffuso composto da piccoli paesi abitati stabilmente, da dimore temponanee utilizzate in alcuni periodi dell’anno e da diversi manufatti sparsi sul territorio, indispensabili all’abitare in montagna. Questa condizione deriva, oltre che dall’ampia estensione geografica, anche dalla varietà di ambienti per l’escursione altimetrica e dalla scarsità di terreni coltivabili. Ecco perché la vita del valligiano, dinamica e articolata, si alternava ciclicamente fra diverse tipologie di insediamento abitativo, diverse fasce altimetriche e diverse attività lavorative ad esse collegate.

La Val di Seren presenta una grande varietà di insediamenti, architetture e soluzioni costruttive, ma la tipologia che la rende decisamente unica nel panorama locale è quella dei fojaròi. Si tratta di costruzioni di grande fascino non solo per l’aspetto estetico ma anche per la storia che raccontano: essi venivano eretti nella fascia di mezza montagna, a una quota più alta rispetto agli ultimi villaggi stabilmente abitati, e venivano utilizzati stagionalmente per accompagnare le greggi al pascolo estivo e per sfalciare i prati, da aprile a novembre.
Erano pertanto dimore semi-temporanee, costituite dalla stalla per gli animali (soprattutto bovini) al piano terra, e da un fienile-dormitorio-ripostiglio per gli attrezzi al piano superiore. La caratteristica che li rende così particolari è il manto di copertura, da cui deriva anche il nome: essa è composta da mazzetti di foglie (fòja) di faggio, che venivano tagliate durante l’ultima luna calante di agosto quando la pianta, terminata la fase vegetativa, ha un periodo di riposo durante il quale le foglie seccate sul ramo risultano più persistenti. I rami venivano uniti in fasci di circa venticinque centimetri di diametro, tenuti assieme con una legatura (sàca) di nocciolo o viburno, e solitamente lasciati a macerare in cerchio (le cosiddette mède) fino alla fine della permanenza in quota, a novembre, prima di essere posti in opera. In alcuni casi si usava posarli sulla copertura direttamente dopo la raccolta. La vita media di una copertura realizzata a regola d’arte si aggirava sui cinquant’anni. La preparazione della fòja e la sua posa erano un vero e proprio rito collettivo, oltre che un esempio di organizzazione sociale, in quanto le diverse famiglie si aiutavano reciprocamente alternandosi nelle diverse proprietà.

Per la vita nelle terre alte gli abitanti della valle si servivano anche di altri manufatti, di cui è costellato il paesaggio, che qui elenchiamo soltanto a titolo esemplificativo: il ‘casòn del fògo’ (realizzato interamente in pietra per la cottura dei cibi), il ‘casòn d’aria’ (tamponato con diaframmi che consentivano l’aerazione per alcuni prodotti caseari), la ‘spelòncia’ (volta in pietra costruita nel sottosuolo per la conservazione di cibi freschi), il ‘bàrc’ (struttura in legno con copertura regolabile per proteggere il fieno).

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