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La Val Canzoi

Immaginandosi frettolosi viaggiatori...

La Val Canzoi

Immaginandosi frettolosi viaggiatori...

Se volessimo dire cos’è la Val Canzoi, potremmo iniziare con una affermazione: la Valle, prima di ogni altra cosa, si identifica con il Sass de Mura, la prima roccia dolomitica che appare all’orizzonte, a chi sale dalla pianura, dopo la stretta di Quero e che chiude la testata alla Valle: “… all’improvviso, verso sinistra, la prima Dolomite. È il Sass da Mur, ben pochi la conoscono. Ansiosi dei picchi più famosi, i viaggiatori passano oltre, senza neppure rallentare. Eppure è una Dolomite già perfetta…” (1)

Proviamo per un attimo a immaginare di essere uno di quei frettolosi viaggiatori descritti da Dino Buzzati, mentre percorre per errore la Val Canzoi (errore del navigatore satellitare). Mi chiedo: che impressione ne ricaverebbe?

Il viaggiatore verrebbe colpito subito dal paese di Montagne che si fa vedere su un poggio all’imbocco delle Valle, poi dal tortuoso incedere della rotabile lungo il torrente Caorame, ma soprattutto sarà la morfologia complessa e selvatica, la ripidità dei versanti avvolti da una vegetazione esuberante che non concede spazio a prati e pascoli, con boschi rupestri che si arrampicano fin sulle cime, a richiamare la sua attenzione. E se la curiosità lo avrà spinto a salire fino alla sommità della diga, allora l’elenco potrebbe continuare con: il verde smeraldo del lago de la Stua nelle cui acque si specchiano crode ardite e recondite. In ogni caso, per chiunque, entrare più in profondità nella conoscenza della Valle non è cosa facile: tutto si nasconde alla sua comprensione, eppure c’è tanto di più.

Negli ultimi decenni la Valle (2) ha subito una profonda trasformazione, si è chiuso un ciclo della vita che ha avuto per secoli nell’ambiente naturale e antropico la principale risorsa. Verso la fine del 1300, con la nascita degli Stati, le cime che si trovavano alla testa della Valle, lungo lo spartiacque, diventarono linea di confine: a Sud la Repubblica di Venezia e a Nord il Tirolo. Così ha inizio la storia più recente della Valle le cui vicende in parte si nascondono ancora tra le pieghe dei suoi monti. Da quel momento la Valle diventa luogo di transito e di sosta, di contrasti e scontri (quasi mai violenti), una valle che mette in comunicazione due Stati, utilizzata in alternativa alle normali vie di collegamento con il Primiero (la Valle dello Schenèr a ovest e del Canale del Mis a est). In particolare, il valico del Passo Finestra è la via più breve, anche per chi ha qualcosa da nascondere.

Il centro cittadino di riferimento è Feltre, le categorie sociali privilegiate del Feltrino diventano i proprietari dei pascoli e dei boschi più produttivi della Valle e anche i centri minori vicini ad essa traggono sostegno dalle sue infinite risorse. Il legname migliore scende lungo il Caorame e poi nella Piave fino a Venezia, il burro delle malghe è moneta preziosa di scambio, vacche e pecore salgono e scendono al ritmo delle stagioni, i passi in quota, fiorisce pure un’intensa attività industriale di produzione di calce. Con il passare degli anni la Valle diventa un intreccio di interessi, necessità e persone; possiamo immaginarla come un andare e venire di boscaioli, pastori, carbonai, cacciatori, nobili locali ed emissari della Serenissima, carrettieri, forestieri, soldati, contrabbandieri. Una ibridazione continua.

I segni di questo viavai di genti sono ancora tutti lì, solo in parte nascosti dal bosco e dal tempo. Basta saperli vedere e leggerli e udiremo chiare anche le voci e i suoni che li accompagnano da secoli.

Per riconoscerli possiamo muoverci attraverso tre ideali orizzonti di esplorazione. Il primo è il fondovalle con gli insediamenti permanenti, il corso del torrente e la viabilità ordinaria con le poche infrastrutture turistiche; il secondo coincide con il sistema delle majolere, le abitazioni temporanee che permisero di addomesticare la Valle e di sostenere l’economia agricola e pastorale di tante famiglie feltrine. Oggi questo orizzonte coincide con l’abbandono più visibile della montagna e con la riconquista di una originale naturalità; il terzo sono i pascoli d’alta quota e le cime dei monti che, rispetto agli altri due orizzonti, conservano l’aspetto primigenio e sono aree di grande valore naturalistico e paesaggistico.

E oggi che interessi e necessità sono cambiati, i segni raccontano la storia umana di questa Valle e ci guidano verso nuove esperienze.

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31/08/2022

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