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La taverna degli zattieri

Palazzo Doglioni "Botegon"

La taverna degli zattieri

Palazzo Doglioni "Botegon"

Palazzo Doglioni, recentemente ristrutturato. si inserisce nel contesto della piazzetta di Borgo Piave, storico quartiere della città di Belluno che per secoli è stato il centro dei commerci grazie alla fluitazione sulla Piave ad opera degli zattieri. Si pensa che questo edificio sia il risultato dell’unione di vari edifici preesistenti risalenti all’epoca medioevale e che abbia subito importanti interventi di ristrutturazione durante il XVI secolo e nei due secoli successivi.

L’edifico era sede degli zattieri; infatti al piano terra si trovavano una bottega di merci utili alla fluitazione (da qui il nome Botegon) e una taverna dove i lavoratori del quartiere (zattieri inclusi) si rifocillavano. Proprio qui nacque l’Uniera dei Zater, cioè una corporazione di mutuo soccorso tra zattieri, e sempre in questa sede nel 1492 gli stessi scrissero il loro statuto che è tuttora conservato nella biblioteca civica della città.

Il palazzo ha un impianto compatto e un aspetto nobile dato dal porticato con colonne in pietra e dalle finestre geometriche riquadrate in pietra con davanzali modananti. Dalla ristrutturazione cinquecentesca l’edificio assunse una pianta a “palazzetto” con salone centrale da cui si accede alle stanze laterali.
Entrando dal portone principale ci si ritrova in un atrio con ai lati le botteghe e davanti una scala che conduce ai piani superiori dove vediamo due cose interessanti: un affresco, che rappresenta un uomo accovacciato con sopra le spalle un peso e la scritta “Per miseria son qui posto con questo sacco addosso” a rappresentanza del duro lavoro a cui erano soggette le persone che frequentavano questo luogo; una porta sotto l’affresco, che si apre su di un piccolo vano, da dove una volta sgorgava, direttamente dalla roccia su cui poggia l’intera città, dell’acqua che permetteva a chi viveva nel palazzo di avere l’acqua corrente in casa già nei secoli scorsi, senza dover ricorrere a quella della fontana pubblica.

Salendo la scala, si arriva sul piano dove vi erano gli uffici amministrativi, posizionati al primo piano in quanto le frequenti piene del fiume allagavano facilmente il quartiere e i piani inferiori. Qui si possono notare la rappresentazione della Madonna col Bambino (presente anche in altri edifici del borgo) e molti segni sulla parete di fronte, che indicano le incisioni con cui venivano marchiati i tronchi per identificare le famiglie di appartenenza. Nell’ambiente attiguo c’è un soffitto a cassettoni poco caratteristico di queste zone ma presente in zone più a nord come il Cadore o il Comelico che fa capire quanto commerciare sul corso della Piave facesse “navigare” anche le idee.
Seguendo il cenno di invito, che un paggio ritratto sul muro ci fa, saliamo al piano nobile dove veniamo accolti da una parete completamente affrescata con una scena di guerra.

Entrando poi nel salone centrale troviamo due affreschi sulle pareti laterali: quello di sinistra che rappresenta una nobile con nutrice e bambino, molto simile ad altri esempi presenti in terra veneta tra cui quello di villa Barbaro a Maser di Treviso e, di fronte, una Natività con i re Magi. Al momento non se ne conosce l’autore, ma si può pensare ad un pittore della zona che ha imparato da un autore del panorama veneto o da qualcuno salito fino a qui su commissione. Anche da qui si deducono da un lato la ricchezza del proprietario di questo immobile dovuta ai commerci, dall’altro quante idee e persone girassero grazie alla fluitazione delle merci.

Salendo nel sottotetto si ha una vista bellissima specie verso Riva San Nicolò dove tutt’oggi si vedono altri due palazzi nobiliari: Casa Fantuzzi e Casa Secco per finire ad intravedere il Pontet (Ponte vecchio) e il Ponte della Vittoria. Con molta probabilità questo piano veniva usato dagli zattieri come ospizio per dormire in quanto la tappa bellunese era l’unica dove le zattere dovevano sostare una notte e pagare dazio.

Speriamo che la storia di questo palazzo vi abbia coinvolto. Magari in futuro ci sarà l’occasione di rivederlo aperto al pubblico… mai dire mai!

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