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La tassa sul celibato

Le campagne demografiche dall'antica Roma a Mussolini

La tassa sul celibato

Le campagne demografiche dall'antica Roma a Mussolini

Raccontare della tassa sul celibato voluta da Mussolini nel 1927, significa affrontare anche la questione demografica. L’ultimo report dell’Istat sulle famiglie e sulla popolazione residente in Italia, che fotografa la situazione al 31 dicembre 2020, segna un nuovo minimo storico delle nascite in Italia (405 mila), che ci porta indietro a quello della fine della Prima guerra mondiale. La popolazione italiana al 31 dicembre 2020 è di 59.236.213 residenti, in calo dello 0,7% rispetto al 2019 (-405.275).

Lo scrive Roberto De Nart, giornalista fondatore del quotidiano on line Bellunopress, nell’introduzione al suo saggio dal titolo “La tassa sul celibato. La questione demografica, aneddoti e cronaca”, nelle librerie di Belluno e on line in formato elettronico su Amazon, con postfazione del sociologo Diego Cason.
Nell’Italia del Novecento è Benito Mussolini a dare il via a una massiccia campagna a favore delle nascite. Nel suo celebre discorso dell’Ascensione, tenuto il 26 maggio del 1927 alla Camera dei deputati, dichiara: “La tassa sui celibi dà dai 40 ai 50 milioni di lire. Ma voi credete realmente che io abbia voluto questa tassa soltanto a questo scopo? Ho approfittato di questa tassa per dare una frustata demografica alla Nazione”.

La tassa sul celibato viene introdotta con Regio decreto legge n. 2132 del 19 dicembre 1926, entra in vigore in Italia il 13 febbraio 1927 e sarà abolita 16 anni dopo, il 27 luglio del 1943, dal governo Badoglio. La poderosa battaglia demografica avviata da Mussolini, però, non darà i risultati sperati. Il tasso di natalità non aumentò. Anzi, dal 1927 al 1934 calò di 4 punti percentuali, seguendo un trend comune a tutta l’Europa occidentale.

A sostenere con le immagini la campagna demografica del Ventennio è Gino Boccasile, l’illustratore pubblicitario del regime, che sulla rivista “Signorine grandi firme” dal 1937 crea l’immagine della donna formosa mediterranea. Così i figli diventano “la ricchezza della nazione” perché “hanno diritto all’impero i popoli fecondi, quelli che hanno l’orgoglio e la volontà di propagare la loro razza sulla faccia della terra” dichiarerà Mussolini nel discorso del 27 agosto 1936 a Potenza.

Ma l’idea di favorire le nascite tassando i celibi parte da lontano. Secondo i corposi studi di Carla Fayer docente universitaria, risulta che già nel 403 a.C. i censori Marco Furio Camillo e Marco Postumio Albino imposero a coloro che erano giunti celibi alla vecchiaia di versare all’erario una somma a titolo di punizione “poiché la natura, come vi dà la legge del nascere, così vi dà quella del generare”.
Cicerone nel 46 a.C. esorta Cesare a favorire l’incremento demografico e a vietare il celibato. Cesare fa di più. Per far fronte alla diminuzione della popolazione causata dalle guerre, istituisce anche dei premi per le famiglie numerose. Quasi tutte le antiche legislazioni, insomma, tendevano a reprimere il celibato e a promuovere lo stato coniugale, sia per favorire la pubblica moralità, sia per moltiplicare i difensori della patria. Platone voleva interdetti i pubblici impieghi a quei cittadini che a trent’anni non si fossero ancora ammogliati.

Oltre alla parte storica e all’analisi sociologica in postfazione del professor Cason, il libro di De Nart racconta la storia di come la tassa ai celibi venne vissuta dalla gente, attraverso una serie aneddoti tratti dalla stampa dell’epoca. La cronaca dei giornali degli anni 20 raffigura un’Italia simile a quella di oggi, fatta di burocrazia, con file agli sportelli, circolari interpretative, errori e “cartelle pazze”, inevitabili in questa massa di stampati e autodichiarazioni.

Succede di tutto. C’è un tranviere milanese “che non sapeva d’avere moglie” e lo scopre quando va a denunciare la nascita del figlio avuto con un’altra donna. Così si ritrova denunciato in Procura della Repubblica e si scoprirà che si trattava di un caso di matrimonio per procura data al padre, mentre lui era al fronte. Oppure il caso di un fiorentino che il 26 settembre del 1929 riceve la visita del messo della Pretura che intende procedere con il sequestro dei mobili a causa dell’omesso pagamento della tassa sul celibato. Peccato che l’uomo fosse padre di 17 figli e tre volte nonno.

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