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La storia della villa di Frontin

attraverso tre generazioni degli Alpago-Novello

La storia della villa di Frontin

attraverso tre generazioni degli Alpago-Novello

«Queste case e il podere circostante, patrimonio avito della famiglia alienato 31 anni or sono, Luigi Alpago-Novello medico bellunese primario a Feltre riconquistò per sé e i suoi nell’anno 1898, aggiungendo nuove terre». Si potrebbe cominciare da qui, poche righe scolpite nel marmo di una targa in bella vista. Quando suo padre Giuseppe, colpito da una serie di rovesci finanziari, è costretto a vendere il patrimonio di famiglia, Luigi (nato nel 1854) ha 13 anni. La crisi è seria, Luigi potrà continuare gli studi e diventare medico solo con il sostegno di parenti generosi. Ma non è dover rinunciare all’agiatezza o alle residenze bellunesi a colpirlo: l’unica perdita, irreparabile, è quella della villa di campagna, a Frontin.

E si torna alle parole incise nel marmo, in latino per sottolinearne l’importanza. Nei 31 anni passati dalla vendita della villa, il ragazzino ne ha fatta di strada. La sua carriera di medico comincia nella condotta di Cison di Valmarino, un’esperienza durissima di povertà e ignoranza che lo segna profondamente. «Se si ammala un bovino la famiglia si butta nella massima disperazione», scrive in quei giorni.

«Spesse volte si percorrono molti chilometri per chiamare il veterinario affinché venga a visitare un vitello che ha poca voglia di mangiare; si lasciano invece ammalarsi e morire i bambini senza far appello al medico».

Nel famoso 1898 Luigi è primario all’ospedale di Feltre: ha 44 anni e una vita professionale davanti, ma non ha mai perso di vista il sogno, ritornare a Frontin. Succede l’impensabile: la famiglia Schiocchet, proprietaria attuale della villa comprata grazie ai guadagni accumulati con la costruzione della ferrovia, perde tutto scommettendo sui cavalli (così si dice). Il giro di ruota del destino questa volta è benigno e villa, poderi e terreni aggiunti tornano agli Alpago-Novello.

La struttura e i possedimenti
La villa tanto amata da Luigi non è il classico esempio del genere. Anche se fin dal XV secolo si hanno notizie della presenza della famiglia a Frontin, è molto più tardi che si trovano tracce della sua fondazione. Nel 1787 il testamento del bisnonno Valentino, che muore sei anni dopo, parla di prati, campi, fondi e una casa colonica. La prima menzione di “villa” si ha nel catasto napoleonico del 1812-13. Valentino Alpago-Novello è un celebre architetto-pittore: a lui si deve l’intervento che unifica tre edifici per farne Palazzo Fulcis, oggi sede del Museo di Belluno; i due ingressi che caratterizzano in modo unico la villa lasciano pensare che l’architetto avesse concepito un progetto simile per la sua proprietà, accorpando due fabbricati rurali.

A Frontin Luigi si occupa in prima persona di agricoltura; da medico, segue con attenzione la vita dei mezzadri: i suoi studi sull’alimentazione dei contadini e il problema della pellagra restano un punto di riferimento. Viste le profonde radici nel territorio, studia con passione la storia bellunese e raccoglie libri e stampe che la raccontano. La Prima guerra passa come un tornado. La casa è devastata, i tetti bruciati, i quadri strappati per avvolgere i libri di pregio, spediti in Austria. I superstiti di quella che era una ricca biblioteca sono malridotti, e spesso sulle pagine lacerate Luigi commenta «opera dei lurchi invasori».

La rinascita
Ad aiutare la rinascita di Frontin c’è il figlio di Luigi, Alberto, architetto come Valentino. Alberto ha studiato a Milano e nella città lombarda vive e lavora, ma anche per lui il legame con la villa è fortissimo. Con pazienza, insieme al padre recupera stampe e libri e, com’è tradizione, altri se ne aggiungono. Alberto disegna e fa realizzare nuovi mobili e pavimenti, ma anche tende, copriletti, centrotavola. Pittori amici di famiglia realizzano le decorazioni della facciata, la meridiana (che invita gli amici a venire a ogni ora), un soffitto affrescato. Frontin rivive, e passa quasi indenne attraverso la Seconda guerra.

E siamo arrivati alla terza generazione con Adriano, anche lui architetto come suo figlio Alberto jr, che prende il testimone. La villa ritrovata è un album di fotografie, che raccoglie e racconta le vicende di tutti quelli che qui riconoscono un luogo del cuore. Perché, come ricorda una delle tante frasi dipinte sulle architravi delle porte, «l’intelletto in villa s’assottiglia e scacciano i pensier noiosi e gravi fior, fronde, erbe, ombre, antri, onde, aure soavi».

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