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La storia al femminile

Recuperare il passato partendo dalla toponomastica

La storia al femminile

Recuperare il passato partendo dalla toponomastica
Anna Da Via - Cantante lirica di orgine cadorina (700-800)

Nel contesto contemporaneo, assistiamo a un significativo aumento della presenza femminile ai vertici delle istituzioni e delle imprese, segnando un progresso verso l’obiettivo dell’uguaglianza di genere. Tuttavia, un approfondimento storico rivela che questa conquista è ancora un lavoro in corso, con molteplici sfide da affrontare.

Il contesto
Il “Global Gender Gap” del 2023 rivela che ci vorranno 131 anni per raggiungere la piena parità tra uomo e donna, 162 anni per colmare il divario nell’emancipazione politica tra i due generi, 169 anni per il divario nelle opportunità economiche, e “solo” 16 anni per chiudere il quello di genere nel livello di istruzione. Questo quadro diventa ancor più rivelatore se esaminato sulle diverse scale internazionale, europea, nazionale e persino locale. Un esempio tangibile di questa disparità si trova nello studio sulla toponomastica italiana, visibile dettagliatamente su Mapping Diversity: una mappa digitale e interattiva che ha coniugato l’archivio di strade e piazze, costruito da OpenStreetMap, con i nomi presenti su Wikipedia a cui quelle strade e piazze sono intitolate. Con lo studio si evidenzia una chiara necessità di superare barriere storiche e di cominciare una nuova narrazione.

Una ricerca tutta bellunese
Anche nel Bellunese ha preso avvio una rivendicazione sul tema, mediante il progetto “Una Donna una Via” proposta del gruppo “Non Una Di Meno” di Belluno. Attraverso una ricerca accurata, il gruppo ha identificato oltre 130 nomi di donne bellunesi da suggerire per l’intitolazione di spazi urbani, alimentando la necessità di una narrazione più inclusiva e equa alle 67 municipalità provinciali.

Le nostre donne nella storia
Un capitolo cruciale è dedicato alle donne della Resistenza. Insieme alla più conosciuta giornalista Tina Merlin, spiccano i nomi di Tea Palman, Giuliana Foscolo, Albertina Brogliati, Dina e Iva Boni, Agnese Righes, Rina Lotto, Margherita Forlin, Lena De Min, Rina Lorenzon, Amalia Gorza e Rosanna Vedana. Il loro contributo spesso silenzioso, ma fondamentale tanto quanto quello maschile, nella lotta per la libertà e la giustizia, rischia di disperdersi nella memoria collettiva.

La mancanza di presenza femminile nella storia, letteratura, arte e poesia è evidente sin dai libri che abbiamo utilizzato in classe durante i nostri studi. Nomi come Carlotta Fratini, Lucrezia Marinelli, Syria Poletti, Carmela Ronchi, Giuliana Rosso e Anna Da Vià – per citarne alcuni – sono esempi di donne che hanno plasmato il panorama culturale non solo locale, ma spesso sono dimenticate e disperse, se non opportunamente richiamate da specifici interessi di ricerca.

Ma la storia di queste donne non si ferma qui. Alpiniste coraggiose come Maria Breveglieri, Irene Pigatti, Beatrice Tomasson, Renata Sommavilla e altre hanno scalato le vette dolomitiche, aprendo la strada per le generazioni future in un ambiente tradizionalmente dominato dagli uomini. Anna Rech, di origini feltrine e spirata negli anni 10 del Novecento in Brasile, oggi è il nome di una municipalità a Caxias do Sul, terra di grandi migrazioni venete. Pierina Boranga fu una maestra autrice di numerosi volumi di divulgazione didattica e di letteratura per ragazzi. Con il suo lavoro promosse la costruzione delle storiche scuole Gabelli e dopo la guerra diventò la prima donna assessora del Comune di Belluno.

Mentre le donne continuano a guadagnare terreno nei vari settori, è quindi cruciale considerare l’uguaglianza non solo nei posti di lavoro, ma anche nella storia e nei contesti più comuni, come nella toponomastica. La risoluzione del disequilibrio di genere nelle intitolazioni di strade, piazze e spazi pubblici è più che una formalità: è un passo essenziale per costruire una memoria collettiva, che passa anche e soprattutto per la trasmissione di una cultura più inclusiva.

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