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La Signora dei Petardi

Rita “Rondola” - un lavoro rischioso per un tozzo di pane

La Signora dei Petardi

Rita “Rondola” - un lavoro rischioso per un tozzo di pane

A sentirlo raccontare, questo mestiere sembrerebbe un lavoro dell’altro secolo! In effetti lo è! Oggi ci sembra proprio un impiego fuori dal tempo, eppure stiamo parlando di una professione che fino a quarant’anni fa (già, proprio nell’altro secolo) era richiesta.

Stiamo parlando dei sistemi di controllo e di avviso che le Ferrovie dello Stato utilizzavano per la mobilità dei treni. La tecnologia dei navigatori satellitari non c’era; e allora? C’era “la Signora dei Petardi”.

«L’ho fat par diese ani, ho comincià nel 1980 a impizar al fanal ala matina e stusarlo la sera tardi, e, co ho finì, no i me ha dat gnint! Tute le matine me levée su bonora prima che al treno dele quatro e quaranta al pasese, ‘ndée a impizar al fanal che verso Santa Giustina al segnéa ros e verso Briban vert. Me rampeghée su par la scaleta del pal e posizionée al scatolot del petrolio e ghe dée fogo! ‘Na volta ho vert la porteleta e me ha becà an galeròn, me paréa fin de morir; me son brazada su al pal e son gnesta do bas».

Tutti i giorni, a partire dal mese di ottobre fino ad aprile, Rita Dal Molin, detta Rita Ròndola, classe 1930, figlia di Guglielmo (Gelmo) del ramo dei Ròndoi e di Dal Molin Maria Margherita (Nineta dei Nate), si alzava prestissimo per la rituale accensione del fanale e poi la notte, dopo il passaggio dell’ultimo treno, per lo spegnimento. Abitava davanti alla chiesetta di Santa Libera a Salzan; inforcava la bicicletta e saliva fino al casello ferroviario. Da qui, lungo il ciglio che accosta i binari, raggiungeva il fanale che era posizionato tra il “Casèl dei Spin”, ora diroccato, e il ponte della roggia Umasna. Raggiunta la meta, iniziava l’operazione di accensione della lanterna.
«Se ghe n’era nibbia, dovée meter sul binario tre petardi, a distanza de circa an metro l’un da l’altro, fisadi co’ na fasèta de piombo par blocarli sul binario. Operaziòn che dovée ripeter a ogni passaggio del treno fin che la nibia no la se alzèa. Tuti i dì: piova, neve, sol; de idopera e de festa, Nadal, Pasqua, sempre. E tut stò tranbusto par 120 mila lire al mese che andée a tirar entro ala stazion de Burban al 27 del mese».

Un tempo questa attività veniva fatta dalla casellante Emma De Cian del Casèl de Spin. Poi, abbandonato il casello, questo lavoro fu continuato da Ada Fregona, che abitava in località Fant, ma lo fece per poco tempo. «I me ha domandà a mi. E vist che la paga de me om no la bastéa a rìvar a fin del mese, ho ciapà sto laoro. Fin che fèe al lavoro del faro, ere an cin asicurada, dopo che i ha mes la fotocellula e m’e restà solche al lavoro dei petardi, i me ha tirà via l’asicurazion! Quel dei petardi l’era an laoro pericoloso! Tante olte stèe là a spetar al treno che pasése, parché se al avéa ritardo – e prima se incroséa quel che vegnèa in su -, mi dovée rimeter i petardi. Dovèe star atenta de spostarme e meterme do par la scarpada, parché al scoppio del petardo sot le rode del treno al procurèa na fiamada longa quasi de ‘n metro! Na volta ho riscià la pel: neveghéa, e co la neve no te sent al rumor del treno. Me son acorta che al l’era a poc manco de cento metri, me son butada do par la scarpada che no ere pi bona de gner su!». Che rischi, che vita per un tozzo di pane!

Ma eri dipendente delle FFSS? «Satu ti?», mi risponde Rita. «Co ho finì no ho ciapà gnint! Gnanca le marchete no i me ha pagà, mi vive co la pension de reversibilità de me pore om!».

Oggi si chiamerebbe lavoro nero, lavoro irregolare o sommerso, mai tollerabile in assoluto e se, come in questo caso, perpetrato dallo Stato, è deprecabile. Tutto è passato. La tecnologia, in questo caso, ha sostituito l’uomo, o meglio la “Signora… dei Petardi”. Rita ne è uscita indenne e, dalla cima dei suoi 94 anni portati alla grande e in gran forma, ci ride sopra!

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31/05/2024

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