C’era una volta una scuola di campagna. Era grande, di mattoni marroni, con alti platani nel cortile di ghiaia. Qualcuno l’aveva costruita a metà di una salita perché fosse facilmente raggiungibile a piedi dai tre paese vicini. In quella scuola nell’autunno del 1977 furono iscritti alla prima elementare 15 bambini: 6 salivano da Madeago, 4 da Faverga e 5 scendevano da Cirvoi. Tutti arrivavano a piedi, e tutti puntuali, tranne due bambine da Faverga sempre affannate e con le guance rosse.
Ad accogliere la classe c’era una bella signora con la messa in piega, le scarpette eleganti, i golfini azzurri e il filo di perle: la maestra. Per tutte le elementari accompagnò con passione e pazienza i bimbi che diventavano grandi: insegnò loro a leggere, scrivere, far di conto ma anche la storia locale, il teatro, le scienze. Riteneva che si dovesse sapere dove si vive e per cinque anni non mancò mai la visita guidata a Belluno e al museo civico. Ogni primavera i bambini e la maestra andavano a passeggiare per le stradine raccogliendo fiori che poi disegnavano. Ogni autunno la classe era un tripudio di foglie. A ciascuno la maestra aiutò a capirsi, a trovare il proprio talento nascosto, e queste qualità si delinearono negli anni in maniera sempre più decisa, incoraggiate in molti modi. I temi migliori venivano letti ad alta voce, i disegni più belli appesi alle pareti, chi conosceva la natura faceva da guida nelle uscite, chi era bravo in matematica veniva lodato davanti alla classe, chi recitava poesie applaudito.
Con i molti limiti che l’epoca e la pedagogia comportavano, la maestra Elda Trevisiol accompagnò quei bambini nel fondamentale periodo della vita che è l’infanzia, e nell’amicizia tra loro e nell’ambiente sereno della scuola crebbero vivaci e curiosi.
C’è oggi una scuola di campagna. É grande, e ha ancora i platani nel cortile di ghiaia. Solo pochi bambini vanno a scuola a piedi, e questo perché arrivano non più dal contado vicino ma da tutto il Castionese. Ad accogliere i bambini c’è ora una squadra di maestre competente e affiatata, in grado di trasmettere entusiasmo e idee ai bambini, ai genitori e anche ai nonni. In questa scuola si fa ancora teatro, si impara ancora a leggere, scrivere, fare di conto. In più si fanno progetti d’arte, d’educazione fisica, ci si interfaccia con il mondo. Si canta, accompagnati da percussioni e flauti. In un mondo di relazioni sempre più difficili la scuola di campagna resiste con la collaborazione, la resilienza, l’eccellenza della didattica, l’empatia. Si è adeguata ai tempi che corrono offrendo un’attrezzata aula informatica, il dopo scuola e una mensa di qualità. Ma, come per la maestra e i bambini del 1977, è rimasta un microcosmo positivo, brulicante di vita e di allegria.
C’è una cosa importante però, nella scuola, che cinquant’anni fa non c’era. Ed è la biblioteca, dove le maestre portano i bambini a scegliersi un libro, a leggerlo insieme, o semplicemente ad esplorarlo in autonomia. Scelgono i libri adatti, le maestre, e la comunità che sostiene la scuola li acquista. I mobili della vecchia biblioteca erano obsoleti e non più adatti. Così, come a volte le cose accadono, capitò che i bambini della prima elementare del 1977 sapessero che serviva acquistarne di nuovi e con gioia decisero di provvedere. Decisero anche che sarebbe stato per ricordare i loro anni felici in quella scuola, il cui riverbero splende ancora dopo cinquant’anni, e la maestra che li accompagnò.
L’inaugurazione della nuova biblioteca della scuola elementare di Badilet lo scorso 28 ottobre è stata una festa emozionante e commovente. Pochi dei bambini del 1977 sono riusciti a trattenere il magone. Molti dei bambini del 2025 saltavano di gioia tra gli scaffali. Li unisce la scuola elementare “Andrea Brustolon” di Badilet, da varie generazioni il punto di affaccio alla vita per i bambini della zona. E vissero tutti felici e contenti