Per l’anno scolastico 1956-57, in località Le Ronce, un gruppo di 17 bambini era destinato a formare una pluriclasse della scuola elementare, ma mancava la maestra. Fu così che per il suo primo anno di ruolo il Provveditorato agli studi di Belluno affidò quel compito alla giovane insegnante Giovanna Galletto in Sarto, residente a Castion. Lei accettò l’incarico con eroismo e spirito di sacrificio. Arrivava lassù a piedi, d’inverno si fermava per tutta la settimana, qualche volta trovava un passaggio sul varsor, il fendineve, in primavera si comprò una Vespa.
Alle Ronce non esisteva nemmeno l’edificio scolastico. Si trattò di collocare l’eterogenea scolaresca in un fienile sopra una vecchia stalla, accanto alla casa abitata da Carlotta Casagrande, un’anziana donna che avrebbe assunto il ruolo provvisorio di bidella. A parte qualche banco doppio, con tavoletta mobile, non c’era altro.
La coraggiosa maestra si animò per dare giusta dignità a quel luogo, chiedendo la collaborazione di alcuni genitori e del capo frazione, i quali si misero volentieri a disposizione. Uno di loro era falegname e si preoccupò di sistemare una tavola, delle mensole e assicelle lungo le pareti per potervi appendere cartelloni ed alfabetiere creati dalla stessa maestra. Lei quest’anno ha compiuto 98 anni, ma si ricorda ancora benissimo quella esperienza vissuta lassù.
Il difficile avvio dell’anno scolastico
«Verso il 20 ottobre cominciò il maltempo e freddo, i bambini poco vestiti arrivavano a scuola tutti infreddoliti, ma non c’erano ancora né legna né carbone per la stufa. Allora scesi più volte a valle per andare personalmente dal sindaco e dalla ispettrice Boranga, pregando affinché provvedessero con sollecitudine ai nostri bisogni. Finalmente il 7 novembre arrivarono un autocarro con legna, un armadio, l’armadietto per i medicinali e una bella lavagna. Di quegli alunni ricordo Nadia, che era l’unica a frequentare la classe seconda, in terza c’erano Virgilio, Bruno, Fadilla, Adriana, Antonia e Mario, che era un po’ vivace. In quarta classe c’erano Ada, Antonietta, Luciana e Domenico. Alle Ronce ci si sentiva isolati, non c’era nessun servizio, neanche un panificio. Il bravo falegname costruì anche la scritta “Scuola elementare Ronce”, che venne appesa al muro della casa, sopra l’entrata. Sul ramo di un albero antistante venne appeso il campanaccio di una mucca collegato con una rossa fune».