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La Sala degli Stemmi del Palazzo Pretorio di Feltre

Il percorso svela arte, potere veneziano e memoria dei rettori feltrini

La Sala degli Stemmi del Palazzo Pretorio di Feltre

Il percorso svela arte, potere veneziano e memoria dei rettori feltrini

Varcare la soglia che dal corridoio palladiano del Palazzo della Ragione conduce al Palazzo Pretorio di Feltre non è un semplice transito architettonico, ma un’immersione cerimoniale del potere veneto. Entriamo infatti nella Sala degli Stemmi, cuore di una magnificenza civile pensata per accogliere ambasciatori e delegazioni straniere, dove ogni dettaglio è un’affermazione di dignità della Repubblica veneta. La stratificazione estetica odierna, pur nella sua raffinata armonia, è figlia di una rinascita necessaria: quella seguita ai traumi bellici del XVI secolo, che trasformarono questo ambiente da residenza privata a uno dei palcoscenici della politica veneziana in terraferma.

Il soffitto a trompe-l’oeil e gli stemmi

La storia del Palazzo è segnata dal fuoco: l’incendio del 1510 impose una ricostruzione che trovò il suo effettivo avvio nel 1524, sotto il rettorato di Michele Cappello. Sopra le nostre teste, lo splendido soffitto “alla Sansovino” del 1533 incanta per il suo ingegnoso trompe-l’oeil: la decorazione pittorica simula cassettoni lignei in un gioco d’illusione che proietta un’immagine di solidità e opulenza. Tra le travi che sostengono i lampadari in vetro di Murano — manufatti non originali — si alternano ritmicamente gli stemmi di Feltre e Venezia, a suggello visivo di un’alleanza indissolubile tra la cittadina di montagna e la città di mare.
Lungo il perimetro della sala, 45 testimoni silenziosi narrano la storia dei Rettori tra il 1400 e il 1600. Il fregio araldico è una mappatura del potere: dalle armi della famiglia Miani (spesso “brisate”, ovvero modificate per distinguere i rami cadetti) ai Bollani e Balbi. Il palazzo era la “palestra del potere” dove ben tre futuri Dogi — Francesco Foscari, Nicolò Marcello e Carlo Contarini — iniziarono il loro cursus honorum.
Spicca, sopra l’entrata del salone, lo scudo dei patrizi Albizzi, mentre una singolare eccezione rompe la cronologia: lo stemma lapideo di Hieronimus Dandulo. Inserito nel 1646 come speciale titolo d’onore, questo stemma “fuori sequenza” ribadisce il prestigio della casata. Sebbene il restauro del 1941 di Corsetti abbia parzialmente alterato le tonalità originali, il fregio conserva intatto il suo rigore documentario.

Iconografia sacra e politica

L’identità politica si fonde con la protezione dei Santi patroni Vittore e Corona. San Vittore appare come “banderese”, titolo che ne rivela il grado di comandante delle milizie attraverso l’iconografia della banderuola quadrata, che distingueva i capi di una banda di armati dalla cavalleria ordinaria. Nella parete di fondo il leone di San Marco “andante” domina lo spazio: con il libro aperto (segno della dedizione pacifica del 1404) e le zampe divise tra mare e terraferma, dichiara l’estensione universale del dominio marciano.
Mirabile è la collocazione dello stemma feltrino (il castello d’argento con il motto “Nec spe nec metu”) a sinistra di quello del Rettore: un onore unico concesso dallo Stato veneziano dove non è la città a rendere omaggio al delegato, ma è il Rettore stesso a tributare onore alla magnificenza di Feltre.

Goldoni e i fasti settecenteschi

Il Palazzo era un organismo vivo. Qui il giovane Carlo Goldoni, coadiutore di cancelleria nel 1729-30, “sorridendo al sogno dell’amore e dell’arte” mise in scena nel teatro “La Sena” le scene de “Il Buon vecchio e La Cantatrice”.

Il Novecento e l’eredità contemporanea

Il Novecento ha arricchito questa stratificazione con il busto di Achille Gaggia e gli stalli lignei dei Zanella (anni 60) che, recando le insegne dei comuni del Feltrino, confermano la sala come centro di gravità della vita locale della vallata. Oggi, sede di rappresentanza del comune, rappresenta la memoria di una comunità risorta dalle ceneri che incontra la solennità di una storia millenaria, rendendolo il cuore pulsante dell’identità cittadina.