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La sacralità del pane

simbolo e rito nella saggezza popolare

La sacralità del pane

simbolo e rito nella saggezza popolare

Il pane è un elemento fondamentale presente da sempre nelle tradizioni, nel rito e nella liturgia dei popoli, spesso è il fulcro di complesse cerimonie religiose.
Per i cristiani il pane rappresenta il corpo del Cristo spezzato per gli uomini per il perdono dei peccati e il momento più alto della presenza divina in terra è rappresentato dalla più umana delle azioni compiuta in relazione agli altri: il mangiare insieme.

Gli artisti di tutte le epoche hanno illustrato l’episodio dell’Ultima Cena, e il pane, così vicino al sentire dei fedeli a cui l’opera è destinata, c’è sempre. Il pane buono, fragrante, che nutre il desiderio di un’altra bontà, di una fragranza perpetua.
Anche la cultura dell’ebraismo è ricca di riferimenti al pane. La punizione di Dio si manifesta con l’assenza di pane, la sua presenza è dono di Dio al popolo che si è scelto: è simbolo di pace, di letizia e di fraternità. Il pane azzimo, che viene consumato durante tutta la settimana di Pasqua, ha un valore simbolico particolare in ricordo della fuga dall’Egitto, dove gli ebrei vivevano in schiavitù: prima di intraprendere il viaggio verso la “terra promessa” guidati da Mosé, essi non avevano avuto il tempo di farlo lievitare, così avevano mangiato focacce fatte di pasta non lievitata.

Per i popoli a maggioranza islamica fare il pane in casa è una tradizione sociale, il pane è fatto dalla mano dell’uomo, ma è un dono di Dio e come ogni cibo è degno di ogni rispetto, non si butta mai via, non si spreca e non si calpesta. Se lo si trova per strada, lo si raccoglie e lo si depone in un luogo in cui nessuno possa calpestarlo.

Nel saggio “Il pane di ieri”, Enzo Bianchi, fondatore della Comunità monastica di Bose, propone un’interessante descrizione della funzione simbolica e rituale del pane nella saggezza popolare. Il testo invita a trovare nuove chiavi per affrontare il futuro, esplorando un mondo ormai perduto, quello della tradizione contadina. “L’olio, il pane, il vino e il sale siano lezione e consolazione”: l’autore racconta come nelle famiglie contadine avere cura del cibo condiviso e della sua preparazione era un’offerta di amore, mangiare insieme era il modo di incontrarsi, la tavola era luogo di festa, di condivisione di gioie e sofferenze. Oggi questo valore di sacralità sembra perduto, abbiamo perso di vista il valore simbolico, nutrizionale, culturale, di questo fondamentale alimento che ha accompagnato l’uomo di ogni civiltà stanziale nel mondo intero, confusi da un’offerta di prodotti utilitaristica e consumistica, dimentichi della sapienza antica.

Eppure ancora oggi fare il pane scegliendo farine prodotte con metodi gentili e rispettosi, mescolando e impastando il lievito, attendere che l’impasto si gonfi e con cura infornare, infine condividere il prodotto delle nostre mani con le persone che amiamo, rimane una ricetta semplice di felicità quotidiana che dovremmo riscoprire.

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