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La Rosina Sacola

e l’asta di Santa Lucia

La Rosina Sacola

e l’asta di Santa Lucia

In quel di Callibago, tempo fa, viveva una donna sola, di nome Rosina detta Sàcola, di cognome Raveane. Una persona umile e riservata, tanto da essere conosciuta da pochi, ma che all’improvviso assurse agli onori della cronaca suo malgrado. La famosa asta di Santa Lucia, istituita dai capi famiglia ai primi anni del secolo scorso, è stata sempre raccontata nelle varie edizioni, attraverso le regolari e precise registrazioni di tutte le battute effettuate, pezzo per pezzo con regolare cifra introitata. Ma su alcune, messe all’incanto di oggetti o prodotti, veniva redatta anche una piccola cronistoria e quella di Rosina è una di queste.

Tutto prende forma dall’episodio spiacevole, che la vide coinvolta. Nel piccolo ma vivace paese, vivevano quasi tutti di una piccola, al limite della sussistenza, economia agricola e tutto tornava utile, anche le cose che potevano sembrare insignificanti. Una volta al giorno, non essendoci ancora l’acquedotto e quindi la fornitura domestica d’acqua, la gente portava il proprio bestiame alla pubblica fontana nella piazza. Tale spostamento aveva come risultato che, lungo il tragitto dalle stalle alla fontana,i vari animali deponessero le loro deiezioni sullo stesso. Era così, che per quelli che non avevano bestie, diventava una risorsa la raccolta di tali deiezioni, utili alla concimazione dei loro modesti orti. Un giorno la gente si dirige agitata verso un punto della piazza, dove giaceva a terra la povera Rosina con una ferita al capo, procurata da un colpo di zappa, tra l’altro sporca di letame. Naturalmente tralasciamo il risvolto nell’indicare l’autore del vile misfatto, anche perché persona con noti problemi psichici. Quell’episodio fu la goccia che fece traboccare il vaso perché tale raccolta spesso portava ad accese discussioni, anche se non a questo livello. Fu così che il consiglio dei capi famiglia della frazione decise di inserire nella battitura dell’asta anche la raccolta delle sbuazze e chi se l’aggiudicava aveva diritto alla raccolta per tutto l’anno fino alla prossima edizione.

Così all’asta del 1929, la prima che assegnava la raccolta, quest’ultima fu appannaggio di Bepi Raveane per £. 0,80 e guarda caso offerte dalla stessa Rosina Sàcola.

Un’altra sorta di legge datasi dagli abitanti era quella della pulizia della fontana e del contiguo lavatoio, centro di aggregazione delle donne, che approfittando dell’occasione lo trasformavano in una sorta di salotto del chiacchericcio, metodo semplice ed efficace di divulgazione di notizie più o meno importanti. Durante l’asta, con il sistema delle bruschéte, si decise di assegnare tale compito ad una persona diversa ogni mese,in modo di coprire il servizio per l’anno intero.

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