Le ville storiche della provincia di Belluno rappresentano un patrimonio culturale diffuso e ricco di potenzialità, luoghi che oggi stanno riscoprendo una vocazione originaria: l’accoglienza. A sottolinearlo è Francesco Compostella, presidente regionale dell’Associazione Dimore Storiche Italiane (Adsi), che abbiamo incontrato nella sua dimora di Dussano. «Parliamo di immobili vincolati dalla normativa nazionale sui beni culturali; l’associazione accoglie oggi circa 4.300 soci in tutta Italia, di cui 450 in Veneto», spiega. La regione veneta è quarta a livello nazionale per numero di beni architettonici, e anche il Bellunese contribuisce in modo rilevante. Secondo i dati dell’Istituto Regionale Ville Venete, in provincia di Belluno si contano 196 ville storiche: una presenza capillare che testimonia il legame profondo tra architettura, paesaggio e storia locale.
Dalla funzione agricola all’ospitalità
Le ville venete nascono a partire dal Cinquecento, in particolare sotto l’influenza dell’architettura palladiana, come centri produttivi legati all’agricoltura. Erano residenze di campagna per le famiglie veneziane, che investivano nella terraferma dopo aver accumulato ricchezze con i commerci. «Queste case nascono per accogliere», sottolinea Compostella. «Non erano grandi per ostentazione, ma perché ospitavano persone, attività, momenti sociali». La presenza di porticati, viali e spazi aperti riflette proprio questa funzione di relazione tra ambiente, lavoro e vita sociale. Con il tempo, il declino dell’agricoltura come principale fonte di reddito ha reso necessario ripensare il ruolo di queste dimore. Oggi l’ospitalità rappresenta una delle principali opportunità di valorizzazione, anche se si ravvisa una riscoperta dell’interesse agricolo.
Nuove forme di accoglienza
L’offerta si è diversificata: visite guidate, eventi culturali, concerti, musei agricoli, ma anche forme di ospitalità strutturata come agriturismi, locazioni brevi e bed & breakfast. «L’accoglienza moderna è un’interpretazione contemporanea di una vocazione storica», spiega Compostella. Aprire al pubblico significa anche creare un indotto economico per il territorio: ristoranti, artigiani, servizi locali.
Eventi come la Festa Nazionale dell’Agricoltura o la Giornata Nazionale delle Dimore Storiche – durante la quale molte residenze aprono gratuitamente – vanno proprio in questa direzione, avvicinando cittadini e visitatori a un patrimonio spesso percepito come distante.
Le difficoltà della gestione
Gestire una dimora storica, però, comporta difficoltà significative. I costi di manutenzione sono elevati e gli interventi di restauro devono rispettare vincoli stringenti. «C’è certamente un privilegio nel vivere in una casa storica, ma anche molti oneri», evidenzia Compostella. «Serve un cambio di mentalità: questo patrimonio dovrebbe essere percepito come bene collettivo».
Nel Bellunese, la valorizzazione passa anche attraverso il rapporto con le amministrazioni locali e la comunità. Negli ultimi anni si registra una maggiore apertura, ma permangono difficoltà organizzative e carenza di risorse umane. Nonostante questo, l’interesse cresce, soprattutto tra i giovani. «C’è una potenzialità enorme», conclude Compostella. «Basterebbe crederci di più, a tutti i livelli».
Quest’anno la XVI edizione della Giornata nazionale delle dimore storiche, a cura di Adsi, si celebrerà il 24 maggio. Molte le residenze aperte in provincia di Belluno: Villa di Dussano (Santa Giustina), Crotta-Manzoni (Agordo), Miari-Fulcis (Modolo-Belluno), le feltrine Fabris-Guarnieri (Tomo), S. Liberale e Villalta (Cart), Berton-Maschio (Feltre) e a Belluno Palazzo Bolzanio Coraulo e gli Archivi di Stato (elenco completo sul sito di Adsi). A novembre tornerà invece la sesta edizione della “Festa dell’agricoltura-Coltiviamo la Cultura” con nuove aperture. Per approfondire il legame tra storia e territorio, leggi anche le discoteche storiche del Bellunese e l’identità del territorio bellunese.