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La regola di San Gregorio

Un documento del 1405 torna a vivere

La regola di San Gregorio

Un documento del 1405 torna a vivere

Presso l’Archivio Parrocchiale di San Gregorio nelle Alpi è conservato un antico manoscritto su pergamena detto “Regola di San Gregorio”. Si tratta di una trascrizione, realizzata nel 1520, di un documento datato 1405. In quell’epoca il territorio sangregoriese era in buona parte di proprietà della comunità stessa e non di privati cittadini. Proprio questa particolarità rese necessaria, da parte dei paesani, l’organizzazione e la gestione dei beni comuni attraverso un vero e proprio statuto. Nacque cosi la “Regola” contenente un insieme di norme volute e decise dalle famiglie dei residenti (I Regolani) riunite in apposite assemblee democratiche.

Le norme riportate prescrivevano le modalità attraverso le quali doveva essere convocata l’assemblea e quali comportamenti fossero vietati durante la stessa. Uno spazio importante veniva dedicato ai ruoli ricoperti dai singoli e al controllo del rispetto delle regole approvate dai regolani. Il capo della Regola era detto Mariga; gli addetti al controllo o ispettori erano detti Spioni, mentre i Salteri erano le guardie campestri, che fungevano da garanti dell’ordine. Lo statuto prevedeva delle vere e proprie sanzioni per coloro che avessero infranto le norme, sia regolieri che foresti (una pena consistente veniva indicata in denari, una multa minore in soldi “piccoli”).

Il giorno di San Felice e Fortunato fu stabilito in assemblea come giorno festivo: (Foglio 7 retro R/ca/ 38) “che cadauna persona de la Regola debia vardar lo di de mese”, “Così si vuole e si determina che ciascuno debba osservare per tutto l’avvenire”.
Un aspetto altrettanto normato era quello della gestione dei boschi (la risorsa principale) e della loro tutela; seguivano la gestione e la cura delle strade di accesso e il loro ripristino in caso di dissesto. Risultava evidente in tutto il documento il senso di responsabilità richiesto nella cura dei beni “comuni” e la necessità di cooperare uniti in caso di avversità.

LA SUA ATTUALITÀ
Al lettore odierno le norme contenute nella Regola appaiono alquanto moderne e appropriate. Dal documento traspare una chiara volontà di uso “intelligente” del territorio, quale luogo dove si vive e si lavora e l’importanza data allo spazio: il contesto relazionale in cui con-vivere con gli altri con atteggiamenti di reciprocità.

Se oggi possiamo rileggere questo statuto lo dobbiamo all’Amministrazione Comunale, alla Pro loco, al Gruppo Alpini “Gen. Nasci” e alla Consulta Giovani di San Gregorio nelle Alpi, e prima ancora ad un evento fortuito che ne caratterizzò il ritrovamento. A narrarlo don Evaristo Viel nel suo libro “Quadrilogia”(1974). Egli ricorda come il parroco di Soranzen, don Giovanni Sanvido, recuperò la “Regola di San Gregorio” nel mezzo di un mucchio di carte da bruciare di proprietà della famiglia Rizzardini di Marsiai.

Non possiamo dimenticare don Attilio Giacobbi, che ne ha curato la traduzione, e l’architetto Gloria Sabina Manera. Grazie al suo lavoro di ricerca questo antico e prezioso documento è oggi accessibile per tutta la comunità di San Gregorio nelle Alpi e per gli storici che ne vogliano approfondire gli antichi usi.

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