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La rabbia

malattia dei mammiferi ormai debellata in Italia

La rabbia

malattia dei mammiferi ormai debellata in Italia
Cuccioli di volpe - Foto: Mario Barito

Oltre a “Mangiano le galline”, una delle frasi più frequenti tra i detrattori della volpe è “Portano malattie” con riferimento alla trasmissione della rabbia, malattia mortale che infetta il sistema nervoso e che si stima causi 59mila morti all’anno, soprattutto in India e Africa. Fortunatamente nel Bel Paese non è più vero: dal 14 febbraio del 2013 l’Italia è stata dichiarata dal Ministero della Salute “Rabies free”, cioè libera dalla rabbia, dopo due anni di vaccinazione dall’ultimo caso accertato, come richiesto dall’Unione Europea. Ultimo caso accertato proprio in provincia di Belluno. Dopo 25 anni di assenza, infatti, nel 2009 la rabbia si era ripresentata nella nostra provincia, transitata nel 2008 dalla Slovenia al Friuli Venezia Giulia e poi da noi a Trento e Bolzano.

Dalla prima segnalazione al 23 giugno del 2010, nel Bellunese si registrarono 205 casi, in larga parte volpi, ma anche cani, un gatto, un asino, tassi, una faina, caprioli, un cavallo. In contemporanea la Regione Veneto lanciò due campagne vaccinali per 3 anni, con la distribuzione di esche con vaccino orale per le volpi, eliminando gli abbattimenti fatti in passato, dimostratisi inutili, oltre che cruenti e non mirati. Gli ultimi casi furono una mucca il 7 agosto 2010, un tasso il 19 novembre 2010 e una volpe appunto a febbraio 2011. Poi più niente.
Come per il Covid 2019, parliamo di virus, in questo caso del genere Lyssavirus, che si trasmette dalla saliva dall’animale malato – solo mammiferi – attraverso morsi, leccature della pelle non integra, contatto con le mucose.
La lotta alla rabbia si attua tramite la prevenzione vaccinale – in questi anni da noi non vige nemmeno più l’obbligo di vaccinare i cani – e dal 2015 l’OMS guida il consorzio “Uniti contro la rabbia” che mira a liberare il mondo dal virus entro il 2030.

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