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La qualità della vita in Provincia di Belluno

Cala dal 4° al 54° posto... cos'è successo?

La qualità della vita in Provincia di Belluno

Cala dal 4° al 54° posto... cos'è successo?
La qualità della vita a Belluno

L’indagine sulla qualità della vita del “Sole 24 ore” ha prodotto, nel 2019, una sorpresa. La provincia di Belluno è scesa al 51° posto su 107 province italiane. Nel 2018 era al 4° posto. È accaduta una catastrofe?

No, non è accaduto nulla di rilevante nel 2019; sono cambiati gli indicatori utilizzati. Nel 2018 erano quarantadue, sette per area tematica. Nel 2019 sono novanta indicatori, quindici per area tematica. Questo ha determinato la retrocessione di Belluno a metà classifica, con 502 punti su 1000. Milano, la prima, ne ha 587, Caltanissetta, l’ultima, ne ha 410. Vediamo perché.

Ad esempio, l’indicatore “passeggeri del trasporto pubblico”, introdotto dal 2019, ci assegna 118,2 punti. Evidentemente sulla metropolitana di Belluno i passeggeri sono pochi. Ci va meglio nell’indicatore “raccolta differenziata” dove i punti sono 907,5. Nell’area “ambiente e servizi” perdiamo 22 posizioni rispetto al 2018.

Le aree in cui siamo penalizzanti sono la “demografia e società” e la “cultura e tempo libero”. Nella demografia il tasso di natalità (82°), di vecchiaia (91°), di dipendenza anziani (91°), di nuovi iscritti all’AIRE (103°) ci penalizzano: nell’area “demografia e società” perdiamo 45 posizioni. Nell’area “cultura e tempo libero”, l’indicatore “penetrazione della banda larga” ci pone al 104° posto ma qui Sondrio e Aosta stanno peggio di noi. La banda che passa in montagna è quella degli Alpini, quella digitale non supera il Fadalto.
I migliori risultati sono gli sport nella natura (4°), il numero di biblioteche (7°), i ristoranti e bar (32°). In quest’area perdiamo solo due posizioni.

In materia di sicurezza e giustizia perdiamo solo tre posizioni rispetto al 2018: i crimini diminuiscono, tranne le truffe informatiche e le cause pendenti. Più bassa è la densità di popolazione minori sono i crimini. I caveaux delle banche bellunesi non valgono la spesa per l’acquisto dell’attrezzatura necessaria per rapinarle.

Gli affari e il lavoro mantengono una posizione intermedia (44°) ma perdiamo 28 posizioni rispetto al 2018. Buoni i risultati per il tasso di inattività (8°), la disoccupazione giovanile (6°), l’occupazione femminile (10°) e sulla quota di export sul PIL (12°), ma va male il numero di imprese per cento abitanti (104°) e il tasso d’iscrizione di nuove imprese (107°).

Nell’area tematica “ricchezza e consumi” buoni gli indicatori sui protesti pro-capite (6°), il basso rischio dei finanziamenti (5°) e la variazione del reddito dei contribuenti (2°). Sul valore aggiunto per abitante otteniamo solo il 71° posto, però i depositi pro-capite aumentano e anche la spesa media in beni durevoli. In quest’area perdiamo 22 posizioni.
Il panel di indicatori scelti assume sempre il punto di vista del territorio urbano. Non eravamo campioni in qualità della vita quando risultavamo vincitori nel 1990 e nel 2017. Oggi, da retrocessi, abbiamo ancora buone opportunità, minacciate dalla riduzione della popolazione e delle imprese. La qualità della vita in montagna è indiscutibile nei valori ambientali e della sicurezza, ma è molto critica dal punto di vista demografico e dei servizi, ed è destinata a peggiorare ulteriormente, anche se non emergeva nel precedente sistema di valutazione.
Abbiamo un’immagine più reale della situazione provinciale. È un bene che il sistema di rilevazione ci dia una visione più fedele dei problemi che abbiamo. Le prime posizioni degli anni scorsi erano ingannatrici sulla gravità dei problemi sociali ed economici delle Dolomiti bellunesi. Solo conoscendo la realtà è possibile avere qualche opportunità per cambiarla. Sempre che i Bellunesi e le loro leadership lo desiderino e non preferiscano abbandonarsi ad un declino sempre più rapido e sempre più difficile da arrestare.

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