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La passione di Paolo Remini per il vino

da gustare, produrre, sciabolare.

La passione di Paolo Remini per il vino

da gustare, produrre, sciabolare.

Un lentiaiese cavaliere della Confraternita della Sciabola d’Oro. Paolo Remini, ideatore a Colderù della Tenuta Crodarossa, da qualche mese si è inserito nell’ambiente della Confrérie du Sabre d’Or. Un gruppo di estimatori dello champagne che dalla Francia si sta allargando a tutto il globo.

«Sono sempre stato un grande appassionato di vino. Mi piace degustarlo, berlo in compagnia. È un momento di confronto con amici e commensali», racconta Paolo. «Una passione che ho voluto approfondire, tant’è che tra 2015 e 2017 ho frequentato tre corsi che mi hanno portato al diploma di sommelier con la FISAR. Data questa passione, unita al fatto che sono laureato in Scienze Agrarie, anche se di lavoro ho sempre fatto tutt’altro (gestisco un’azienda di consulenza e brokeraggio nel settore energia elettrica e gas con 70 dipendenti), ho sempre avuto il pallino di fare qualcosa in quest’ambito.
Così nel 2015 insieme alla mia compagna Martina Vergerio e al mio socio Alessandro Rigo ho deciso di intraprendere il progetto Crodarossa. Una piccola azienda vinicola con circa due ettari e mezzo di vitigni resistenti nel borgo di Colderù, dov’è la sede, e un altro mezzo ettaro a Feltre, con vigneti posizionati nei pendii del monte Aurin. Un lavoro che ho sempre chiamato scacciastress, perché la vita all’aria aperta ti rigenera il cervello. Un’attività in realtà abbastanza impegnativa, perché partire da zero, senza know how, né allora riferimenti, ci ha obbligato a sperimentare. Però il progetto è proseguito, ed oggi produciamo sette vini: due spumanti, due bianchi e tre rossi».

Negli anni Paolo ha sempre più approfondito la conoscenza del mondo del vino. E non solo da mastro vignaiolo. «Lo scorso ottobre, un po’ per caso», continua, «un mio amico e socio di Teramo, Paolo Brizzi, mi fa: “devo andare a novembre nello Champagne perché sono entrato a far parte di una confraternita francese che ha l’obiettivo di promuovere la conoscenza dello champagne nel mondo: la Confrérie du Sabre d’Or.
Come membro ho la possibilità di segnalare altre persone”. Quindi mi sono unito a questa gita in Francia. Siamo stati nello Champagne per alcuni giorni, visitando cantine, degustando vini e assaggiando prodotti tipici. Un’esperienza molto interessante, perché ti confronti soprattutto con piccoli viticoltori e produttori. Il secondo giorno ci siamo trasferiti a Le Touquet-Paris-Plage, un paesetto affacciato alla Manica. Lì si è tenuta una serata di gala nella quale, insieme ad altri, sono stato nominato cavaliere. Fulcro della cerimonia è la sciabolatura di una magnum di champagne: è stato un onore. E una bella festa dove tutti quanti abbiamo degustato champagne e fatto conoscenze interessanti: c’erano delegazioni praticamente da tutta Europa e anche dall’America del Nord».

Ma cosa fa lo sciabolatore? «La sciabolatura è un po’ un’arte», spiega Paolo. «Consiste nell’aprire una bottiglia di champagne con un colpo di sciabola.
Un gesto per il quale ci vuole tecnica, per far sì che la bottiglia – che deve essere opportunamente trattata prima, tenuta per almeno un giorno in frigorifero a bassa temperatura – non ti scoppi in mano. Si narra che questa pratica sia stata introdotta da Napoleone, che dopo una battaglia vittoriosa, per brindare, usò la sua sciabola per aprire la bottiglia. Un metodo un po’ goliardico e sicuramente molto scenografico».

Questo percorso adesso proseguirà, con eventi, nei prossimi mesi, anche in Italia. «In questo contesto non si finisce mai di imparare. Vini ce ne sono a migliaia, bisogna continuare ad assaggiare e confrontarsi».

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