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La panada

piatto veneto povero ma ricco di affetti

La panada

piatto veneto povero ma ricco di affetti

Uno dei ricordi remoti dei sapori della mia infanzia che mi è più caro è legato al profumo e alla sensazione rassicurante del piatto con cui venivo inizialmente con tutta probabilità imboccata, e che, più avanti, spesso compariva sulla tavola ad ora di cena: la panada.
Si tratta di un piatto un tempo comunissimo da trovare sulle tavole venete, specialmente le più povere. La sua origine è indubbiamente legata alla necessità di utilizzare ogni piccolo pezzetto di pane vecchio, ingrediente base della ricetta. Aveva inoltre la caratteristica di adattarsi alle necessità dei piccoli in età di svezzamento, in un’epoca in cui non erano ancora stati inventati gli omogeneizzati e non c’erano strumenti per triturare gli alimenti in modo adeguato. Rappresentava inoltre l’alimento ideale anche per chi, in età avanzata, aveva difficoltà a nutrirsi a causa della perdita dei denti.

La ricetta è molto semplice: pane raffermo, acqua, sale, burro o olio; a casa mia la mamma aveva sempre a disposizione il fresco burro della latteria e lo aggiungeva abbondante a fine cottura, donando al piatto una palatabilità ed un aroma inimitabili.

Il pane vecchio veniva messo nella pentola di coccio e coperto d’acqua, posizionato sull’angolo della stufa, dove si lasciava andare per ore, mentre il profumo del pane si spandeva per tutta la cucina. Alla fine ne risultava una preparazione dalla consistenza cremosa e fumante, a cui si aggiungeva il formaggio grattugiato e, a piacere, e solo per gli adulti, il pepe macinato.

In una fredda serata invernale ho provato a riproporre l’antica ricetta di mia madre alla mia famiglia, ma confesso di non aver più ritrovato quel sapore e profumo inimitabile che ricordo, forse perché la mia mano nell’aggiungere il condimento è senz’altro più leggera della sua, forse perché le caratteristiche del pane di oggi sono diverse, o forse molto semplicemente perché il ricordo è condito di ingredienti introvabili che stanno solo nel cassetto della mia memoria.

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