La Valbelluna, con i suoi paesaggi, è protagonista nei quadri di Daniel De Min. Trentasei anni, santagiustinese doc, visto che da quando è piccolo abita a Campo Carfai, Daniel si è avvicinato alla pittura unicamente per passione. Lo scorso agosto ha vinto il concorso di pittura ex-tempore indotto dalla sua frazione, proprio grazie a un dipinto raffigurante la locale chiesetta di San Lorenzo.
Praticamente autodidatta, la sua passione nasce alle scuole superiori, grazie al suo professore di scultura Gianni Pezzei “Baiòl”, apprezzato e noto artista fodòm, di Livinallongo del Col di Lana.
Dal suo maestro ha recuperato i colori vivi dell’arte naif (produzione artistica solitamente istintiva e priva di legami con la realtà culturale e accademica della società in cui è prodotta) e, ancora oggi, De Min è solito saturare molto il colore rispetto alla realtà.
Ama i colori vivi e intensi, e infatti le sue atmosfere preferite sono quelle autunnali per le loro tinte calde, anche se le stagioni riprodotte così come i suoi soggetti sono molto vari.
Daniel ha deciso di dedicarsi alla Valbelluna perché per lui è un luogo privilegiato e da rivalutare: spesso sono luoghi che noi vediamo tutti i giorni, piccoli angoli (in realtà immensi) ma a cui non diamo importanza, e in pochi chilometri si possono trovare pianura e collina, montagne, boschi e ruscelli, case, caserme, ambienti rocciosi e anche floreali: «Il mio obiettivo è quello di replicare, personalizzandola, l’opera del grande pittore che è il Creato», spiega l’autore.
De Min fa suo ogni paesaggio, non lo riproduce solamente, inserendo dei particolari capaci di rendere “vivi” i luoghi solitamente deserti che dipinge: aggiunge una torre all’interno di un bosco, delle persone che camminano in un paese in cui nevica, una macchina in una strada prima vuota, delle luci e un balcone aperto per rendere “viva” una caserma in realtà disabitata.
I suoi soggetti vengono scelti in base alla sensazione che questi luoghi gli creano: quando un paesaggio gli trasmette una certa ispirazione, Daniel scatta una foto, e poi al tavolo di lavoro cerca di riprodurre sia quel paesaggio sia quell’emozione che ha provato, ammirandolo la prima volta. Alle prospettive future non ci pensa: l’unica cosa che vuole è continuare a fare quello che ama: «Fin che posso, continuerò sicuramente a dipingere», conclude.