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La meda di Col D’Ardent

i volontari ridanno vita all’antica fienagione

La meda di Col D’Ardent

i volontari ridanno vita all’antica fienagione

T

enere viva la memoria di un luogo significa anche non disperderne le conoscenze, non solamente relative agli aspetti naturali e geografici, ma anche ai segni lasciati dall’uomo nel tempo, «quell’insieme affascinante di storie, esperienze e saperi che rischia di andare perduto.»

Il patrimonio di memorie nelle nostre valli corre il rischio di cadere nell’oblio, anche se non sono lontani gli anni in cui nelle famiglie tutti, bambini e ragazzi compresi, venivano “precettati” nelle giornate d’agosto o nelle domeniche estive “par andar a far fien”, percorrendo, spesso in salita, strade sterrate e polverose.

Era frequente trovarsi in buona compagnia, “‘na sciapada” di familiari, cugini, amici, tutti avevano un ruolo più o meno importante nell’opera di raccolta del fieno: “segar, oltar, far maret, slargar, restelar, far le elme e cargar. E po descargar, butar sul al fien in tel fienil o in tela meda, balegarlo (i bambini) intant che i lo posta” (schiacciarlo pestando avanti e indietro con i piedi, mentre un adulto munito di forca lo sistema mantenendo il livello omogeneo).

Le “mede”, enormi covoni dalla caratteristica forma conoidale che a fine estate punteggiavano la campagna e i pianori in montagna, erano il segnale tangibile sia della cura minuziosa che l’uomo riservava al territorio, sia del fatto che gli animali avrebbero avuto di che ruminare nelle stalle durante le gelide giornate dei lunghi inverni. 

Durante questa torrida estate, il 24 luglio scorso, i volontari della Magnifica Comunità di San Gervasio, presieduta da Paolo Tremea, cultore e collezionista di attrezzature dei lavori di un tempo, in collaborazione con il Gruppo Natura e al supporto della Latteria di Lentiai, hanno colto due piccioni con una fava: far rivivere e riprendere in un video l’esperienza della fienagione in Col d’Artent, ripristinando al contempo la meda, diventata, assieme ai narcisi, un’icona di Col d’Artent e che negli anni si andava deteriorando, rischiando di sparire.

Tutte le fasi sono state realizzate rigorosamente secondo l’antico rito e senza l’utilizzo di mezzi meccanici: una decina di volontari esperti hanno provveduto a falciare a mano il pendio, dopo una sapiente battitura delle lame. A loro si è poi aggiunta una quarantina di adulti e bambini, che hanno aiutato nelle varie operazioni e nella realizzazione del grande covone.

Grande gioia nella condivisione di quello che è diventato un momento di rievocazione e di festa e notevole soddisfazione per gli organizzatori nel veder ripristinato grazie alla collaborazione di molti questo importante simbolo del territorio.

Il video realizzato verrà prossimamente presentato alla popolazione proiettandolo nel corso di una serata.

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