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La Madonna in Trono dei Vecellio

ritorna a Sedico

La Madonna in Trono dei Vecellio

ritorna a Sedico

Dopo un anno tra restauri, studi e l’esposizione (al Museo Fulcis di Belluno), è rientrata nella sua sede naturale – la chiesa parrocchiale di Sedico – la magnifica “Madonna in trono” della bottega dei Vecellio. Fu realizzata nel 1511, in un periodo prosperoso per il territorio, dopo le distruttive guerre tra la Serenissima e l’Impero, che hanno comportato l’episodio dell’incendio di Feltre e distruzioni in Valbelluna.

Proprio a Sedico, sede di floride segherie del legname che proveniva dall’Agordino lungo il Cordevole, quest’opera trova una ricca committenza. L’altare maggiore della chiesa di quel tempo fu abbellito da un insieme di tavole estremamente ricercate che consisteva in una serie di dipinti di Santi a dar ulteriore valore alla luminosa pala centrale. Oltre ai consueti San Sebastiano e San Rocco, figurava il patrono dell’agricoltura e del territorio Sant’Antonio Abate, ma soprattutto San Nicola, protettore delle zattere e delle navigazioni fluviali.

L’opera, che non trova documenti certi di committenza e realizzazione, ha destato sempre grande interesse nella storia attraverso le citazioni delle varie visite pastorali. Nel 1627 è il vescovo Giovanni Delfin il primo ad esprimere quella che era la tradizionale opinione sulla paternità della pala: “Immagine preclari artificis B. Mariae, Ss.Sebastianis et Ronchi, celebri opus grafiaris Titiani”.

Un orientamento simile in merito all’importanza e alla paternità della pala lo dimostra anche il vescovo Giovanni Francesco Bembo nel 1701, riportando: “egregia pittura que esse Titiani”.

La sua storia, nel frattempo, non è priva di vicissitudini visto che nel 1834 un fulmine cadde sopra l’altare maggiore della chiesa di Sedico. Il polittico cadde a terra, riportando enormi danni ed in seguito le opere di contorno vennero separate dalla Madonna centrale e perfino, nel 1909, smontate e collocate in sacrestia da dove, durante l’occupazione austro-tedesca, spariscono, lasciando la Madonna definitivamente sola.

All’opera viene dedicato un personale altare in occasione, nel 1939, della realizzazione della moderna chiesa arcipretale di Sedico e in quel frangente lo storico dell’arte Wilhelm Suida fu colpito da tale dipinto sin dalla prima occhiata: “ebbi l’impressione esatta – sentenziò – che nessuno, tranne Tiziano stesso, poteva averlo creato”. Alla bottega del Tiziano i due fratelli collaboravano costantemente e nelle prime fasi Francesco, che in seguito si caratterizza per una sua personale produzione per committenze nel territorio cadorino di impronta più popolare, era strettamente legato alla sapienza del fratello. Il 29 settembre del 1973 la Madonna fu rubata nella notte, ma, per una serie di fortunate concomitanze, venne recuperata a Genova poche settimane dopo.

Ai giorni nostri l’interessamento della Fondazione Save Venice, organizzazione no profit americana dedicata alla conservazione del patrimonio culturale veneziano, ne ha consentito un puntuale restauro effettuato con rara cura da Mariangela Mattia. La collaborazione del Centro Consorzi di Sedico con Michele Talo, Filippo Favilli e i valenti allievi, con il gradito contributo di un imprenditore locale, hanno consentito ulteriormente il ripristino dell’intero bell’altare, con statue, colonne, cromatismi adeguati. Alla presentazione i parroci don Giancarlo Gasperin e don Sandro Gabrieli hanno avuto modo di ringraziare tutti con una magnifica esibizione del gruppo Schola Cantorum. L’opera d’ora in poi, anche con il merito di una curata illuminazione, contribuirà alla valorizzazione del restante patrimonio ivi conservato e raccolto in un inedito depliant realizzato per l’occasione.

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30/06/2024

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