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La lingua dei segni

Ancora più fondamentale in tempi di COVID. Scopriamola con Alice Cortellini

La lingua dei segni

Ancora più fondamentale in tempi di COVID. Scopriamola con Alice Cortellini

Alice Cortellini, 25 anni, è laureata in Inglese e Lingua italiana dei segni (Lis) all’Università Ca’ Foscari di Venezia, e studentessa del Master in traduzione specialistica Inglese-Italiano, presso l’Università di Pisa. Con lei abbiamo affrontato il tema della sordità e della Lis. Ne abbiamo già parlato nel numero di giugno 2019, ma crediamo che non se ne parli abbastanza o non si conoscano i limiti delle persone sorde, la situazione che affrontano, specialmente se spostiamo l’attenzione in un contesto come quello attuale del Covid e dell’utilizzo di mascherine.

La componente manuale
Alice inizia spiegando che quella italiana è una lingua naturale, veicolata attraverso il canale visivo-gestuale e utilizzata da parte dei componenti della comunità sorda segnante, che possono essere sordi o udenti, segnanti nativi o tardivi, e ciò consente loro pari opportunità di accesso alla comunicazione.
«È una lingua con proprie regole grammaticali, sintattiche, morfologiche e lessicali. Si è evoluta naturalmente, come tutte le lingue, ma con una struttura molto diversa, che utilizza sia componenti manuali, come per esempio il movimento delle mani e “scrittura nello spazio”, la dattilologia, che non-manuali, quali l’espressione facciale, la postura, ecc.», spiega Alice. Come le altre lingue dei segni nel mondo, la Lis è una lingua ricca ed autonoma, con un lessico in continua evoluzione e regole che consentono di “segnare” qualsiasi argomento, dal più concreto al più astratto.

Il non sentire i suoni, soprattutto le frequenze su cui viaggia il linguaggio parlato, impedisce l’acquisizione spontanea della lingua vocale, così come avviene nel bambino udente, che al contrario impara a parlare in modo naturale. La Lis costituisce perciò una modalità linguistica di complemento preziosa proprio quale supporto didattico alla terapia logopedica ed all’insegnamento della lingua parlata/scritta al bambino sordo, come poi all’adulto.

Cosa c’entra il Covid-19?
La persona sorda non comunica solo con le mani e le espressioni del viso sono perciò fondamentali. Per capire gli altri, chi è sordo ha bisogno di guardare le labbra che si muovono, in modo da decifrare le parole che non sente e non vede. Ai tempi di Coronavirus e di bocche coperte da tessuti, i sordi vivono un isolamento che rischia di complicare le loro vite.

Per loro le mascherine sono un grande ostacolo comunicativo e non esistono soluzioni facili al momento, dato che le mascherine trasparenti ancora non sono ancora certificate ed omologate.
Abbiamo riflettuto perciò su alcuni semplici comportamenti che tutti possiamo adottare nell’approccio con persone sorde per agevolare la comunicazione in questo periodo. Non potendo abbassare la mascherina, se non si è compresi, si può scrivere su un foglio quello che si vuole comunicare oppure digitarlo sul telefono cellulare.
Da parte delle istituzioni, la soluzione potrebbe essere l’adozione – almeno negli uffici pubblici – di mascherine trasparenti.

Appello agli enti pubblici
La sensibilità da parte degli enti pubblici per la questione sordi si è riscontrata ultimamente soprattutto con la presenza sempre più frequente nelle conferenze stampa del presidente della Regione Veneto Luca Zaia di interpreti della lingua dei segni, grande conquista di lunghe battaglie per i sordi, ma che non devono fermarsi qui.

In Italia le persone sorde sono almeno 7 milioni, tante anche per non considerare il fatto di riconoscere la Lis come vera e propria lingua, sulla linea di quanto sancito dalle risoluzioni del Parlamento Europeo del 1988 e del 1998, e dalla Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, che in più articoli invita gli Stati a “promuovere e diffondere la lingua dei segni”. Sperando che il Governo non continui ad essere più sordo dei sordi…
Si tratta di qualità della vita, di riguardo, che verranno garantiti solo con il rispetto dei diritti fondamentali della persona, cioè costruendo una scuola accessibile e a misura di bambino sordo, favorendo l’integrazione lavorativa, implementando i servizi di sottotitolazione in tv e promuovendo in ogni modo la piena accessibilità di servizi e risorse della nostra società.

«Che poi, più che di disabilità, si tratta di una differenza dell’esperienza umana, che per i sordi, persone con sensazioni, emozioni e il resto dei sensi amplificati, è un’identità di orgoglio; per questo la Lis rappresenta un importante strumento di trasmissione culturale», conclude

Alice, rendendosi
disponibile per una chiacchierata o per sostegno, soprattutto in un momento di distanza umana come quello odierno.

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