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La leggenda del Pizzocco

La leggenda del Pizzocco

Tanto tempo fa, in un paesino chiamato Anitsuig nell’Italia del nord-est dove non c’erano montagne, viveva un bambino chiamato Joe che aveva il soprannome di Pizzocco poiché il suo cibo preferito era la pizza. Joe con i suoi genitori abitava in una simpatica casetta sulla cima di una collina verdeggiante.

Il bambino aveva due passioni: i giganti e le rocce, ogni giorno faceva lunghe passeggiate alla ricerca di pietre dalle forme e colori particolari. In una calda giornata d’estate gli capitò di vedere ai piedi di un albero una pietra dai colori dell’arcobaleno che luccicava al sole, affascinato la prese e tornò a casa poiché il solle stava ormai tramontando. Cenò e una volta a letto, tenendo in mano la bellissima pietra che aveva appena trovato, iniziò a leggere il suo libro preferito sui giganti. Nel silenzio della notte dalla pietra si sprigionò un tenue fascio di luce che in volo lo portò fuori dalla sua cameretta.

La mattina dopo la mamma andò a svegliare Joe, ma il letto era vuoto, i genitori disperati e preoccupati uscirono alla ricerca del loro figlio e quando alzarono lo sguardo rimasero a bocca aperta quando videro una montagna con la forma di Joe, i colori dei suoi capelli e il verde dell’erba aveva la forma del libro dei giganti allora decisero di chiamare quella montagna Pizzocco a ricordo del loro figlioletto.

Nessuno lo sa, ma Joe è nella pancia della montagna, e si sa che quando finirà di leggere il libro, la montagna si aprirà e lo lascerà uscire per riabbracciare i suoi genitori. Tutti vivranno felici e contenti per tanti anni ancora.

Quando abbiamo ricevuto in Redazione questa bellissima favola di Isabel, ci è tornata velocemente l’immagine di “Paolon Sospiro” che, nell’autunno del 1987, grazie al fortunato (ma ormai introvabile) libro di Giulio Alessandro Fajeti dal titolo “Storie della Val Scura”, edito dal Gruppo ‘l Kalieron, ebbe un grandissimo momento di celebrità. La piccola Isabel, che la Val Scura forse non sa neanche qual è, era tornata a trovare i nonni a Santa Giustina dalla lontana Spagna, perché in Valbelluna secondo lei si stava bene e perché su in alto c’era un suo grande amico, il “Gigante del Pizzocco”, che solo alla vista la rendeva felice. La piccola lo guardava con ammirazione, Lui, tra un viaggio e un altro, era sempre lì ad aspettarla, silenzioso e discreto, puntuale all’appuntamento. Un giorno Isa prese carta e penna e scrisse questa favola in onore del suo Grande Amico. Avrebbe potuto scriverla anche in spagnolo, o in inglese, tanto le sarebbe venuto facile, ma lo volle fare nella lingua del Gigante, affinché Lui comprendesse bene l’affetto che le procurava. Vedi, Paolon, che i bambini e i valligiani non ti hanno affatto dimenticato, anzi, grazie alla piccola Isabel oggi ritorni un Vip come 40 anni fa, quando raccontarono la tua storia, un misto tra emarginazione e solitudine.

bentornato Paolon Sospiro
Paolon Sospiro era diventato un problema: ogni volta che si muoveva in Valle combinava guai e danni agli agricoltori e ai boscaioli, quando beveva prosciugava il Veses, lasciando senz’acqua i villaggi a valle. Ci fu un grande raduno di uomini, saggi, animali proprio nel cappello di Paolon per decidere delle sue sorti. La proposta di mandarlo lassù alle pendici del Pizzocco fu della sua amica cinciallegra che suggerì agli astanti: “… perché non gli troviamo una zona tranquilla, lontana da ogni abitato affinché possa finalmente dormire e sospirare indisturbato?. “Bè, io propongo che Paolone, raggiunti i Piani eterni, si sdrai su quella soffice distesa di mughi: potrà allungare a piacere le gambe ed adagiare il capo. I ghiaioni della Pala Fioca costituiranno un ottimo guanciale per il suo testolone! Cosi spiegato fermerà i freddi venti del Nord, e con i suoi sospiri terrà sempre pulito il cielo in Valle”. Paolone non aveva mai trovato un giaciglio così comodo, tant’è vero che ancora adesso, a distanza ormai di moltissimi anni, è lì che sogna tranquillo. Quando, soprattutto nelle giornate primaverili di pioggia scorgiamo un pezzetto di cielo blu sopra il Passo Forca, possiamo anche noi trarre un sospiro di sollievo. Paolone dorme ancora, ed ogni tanto sospira beato.

[Testo e illustrazioni tratti da “Storie della Val Scura”, 1987]

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