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La Latteria di Maras

breve storia di una realtà di paese

La Latteria di Maras

breve storia di una realtà di paese

Fabbricato e società sorsero nel 1927 e la prima azione recava il nome di Corrado Zasso fu Carlo. Un’indagine, svolta nel 1932 dalla Cattedra Ambulante di Agricoltura, definisce il caseificio importante, dal funzionamento perfetto e in condizioni finanziarie buone, con centoventi soci e duecentoquaranta vacche da latte. Il casaro dell’epoca, Luigi Casanova, già castaldo delle famiglie Zasso e Doglioni, aveva imparato il mestiere presso la latteria scuola del Mas e lavorava una decina di quintali di latte al giorno.

Per evitare che il latte conferito venisse allungato con l’acqua, periodicamente avvenivano delle analisi a sorpresa e si racconta che in più di un’occasione, qualche socio, avvertito dei controlli ormai in prossimità della latteria, per non farsi scoprire, fingesse una caduta rovesciando i vasi del latte per strada.

Si diceva che il formaggio prodotto fosse più buono di quello di Camolino in quanto la “pastura” dell’erba era di montagna, dando perciò al prodotto un sapore particolare. Il siero o scòlo veniva utilizzato per allevare circa trecento maiali nel retro della latteria. Al casaro Luigi Casanova, secondo la memoria di qualche ex socio seguirono Ilario Paniz, Urbano Balest e Attilio De Cian, mentre della raccolta del latte si occuparono un certo Brandalise, Bruno Canal e Fedele Sogne. Tra i “contabili” Primo De Zanet, Lisetta Barp e Aldo De Martini, che fu anche l’ultimo.

All’interno della latteria, oltre alla vasche in rame, il burcio per il burro e le presse, c’era un canale con acqua corrente che serviva per tenere in fresca i vasi pieni di latte. Al primo piano vi era un appartamento e l’ultimo ad abitarvi fu Giuseppe Brancaleone, l’aiuto-casaro. Davanti alla latteria trovava posto anche una pesa che in molti continuarono ad utilizzare anche dopo l’abbandono dello stabile; tuttavia, quando l’edificio fu ristrutturato una trentina d’anni fa, la pesa fu rimossa e ci si accorse che… era rotta!

Nei primi anni 80, con il presidente Luciano Lise, il tempo delle piccole latterie di paese era finito – anche se non per tutte – e il caseificio di Maras chiuse i battenti, con i soci rimasti che confluirono in Lattebusche. Una beffarda ironia della sorte se si guarda alla latteria di Camolino, che nel 1932 era collocata poco lontano da dove sorge oggi e la Cattedra ambulante di Agricoltura suggeriva di «eliminare» e «di fare conseguentemente affluire il latte ai due caseifici sopra nominati» e cioè alle latterie di Maras e di Mas: non solo la latteria di Camolino è sopravvissuta ad entrambe, ma è oggi l’unica presente in zona, affermandosi come una realtà conosciuta e apprezzata.

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