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La guerra non è un gioco

Al “Rodari” il giornalista Rai Nico Piro

La guerra non è un gioco

Al “Rodari” il giornalista Rai Nico Piro

Il 15 dicembre, nell’aula magna dell’Istituto Comprensivo “Gianni Rodari” di Santa Giustina, noi alunne ed alunni delle classi prima C, assieme alla terza A, B e C, abbiamo incontrato il giornalista della Rai ed inviato di guerra Nico Piro, invitato dai nostri prof. Matteo Masini e Michele Vello.

Nico Piro è stato molto bravo a spiegarci argomenti non sempre facili. Innanzitutto ci ha parlato delle tante guerre, spesso dimenticate, che si stanno combattendo oggi nel mondo, e del suo lavoro, che è quello di raccontarle. Un lavoro difficile, perché, lo abbiamo capito dalle sue parole, bisogna essere dei grandi professionisti per rimanere concentrati su quello che accade in luoghi dove ogni minuto può essere l’ultimo.

Quello di Nico è un lavoro importante perché lui va in luoghi dove noi non possiamo andare e così i suoi occhi diventano i nostri. Nell’ora e mezza che ci ha dedicato, abbiamo potuto fargli parecchie domande e lui ha risposto a tutte. Ci ha parlato dei suoi viaggi in zone di guerra e soprattutto dell’Afghanistan, in cui è stato per quindici anni. In particolare ci ha detto come vivono le persone in quel paese bellissimo e sfortunato.

Sì, perché dopo tanti anni di inutili guerre, oggi c’è ancora tanta violenza e le donne non hanno diritti. Le bambine e le ragazze, ad esempio, non possono andare a scuola perché chi ora comanda in quel paese, i Talebani, lo impediscono. Ma anche i Talebani, ci ha detto Nico, in un certo senso sono vittime della guerra, perché sono cresciuti in campi profughi dove non c’erano altre scuole che quelle religiose estremiste e in quelle sono stati indottrinati.

La guerra non è, come spesso si pensa, un gioco tra due squadre o qualcosa di eroico, ma, per usare le parole di Nico, solo “dolore, distruzione, sangue e merda”. Le prime vittime di un conflitto infatti sono proprio i civili: le bambine e i bambini, le donne, gli anziani, le persone comuni insomma, molto più dei soldati. Anche i numeri fanno impressione: su 10 persone uccise o ferite in guerra, 9 sono civili. Ma le guerre non si fermano, purtroppo, perché c’è chi ci guadagna. E non sono solo gli stati che vogliono far vedere che sono più potenti degli altri. Esiste proprio un’economia di guerra che porta grandi guadagni ai fabbricanti e ai mercanti di armi oltre che a tanti delinquenti.

Alla fine dell’incontro, Nico ci ha detto come è diventato un inviato. Tutto è partito da un incontro che lui ebbe da piccolo con un giornalista famoso che gli diede questo consiglio: «Leggi molto, perché a furia di leggere, prima o poi ti verrà voglia di scrivere». E così è stato. Poi Nico ha regalato a noi, soddisfatti e felici per questo straordinario incontro, un suo libro sull’Afghanistan che si intitola “Kabul crocevia del mondo” con una dedica speciale per tutti noi , un bellissimo regalo che ha reso ancora più straordinaria una mattinata indimenticabile.

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