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La gara sulla pista a Celarda

quando ancora c’era la neve

La gara sulla pista a Celarda

quando ancora c’era la neve

Il clima cambia. Non è un’impressione, è un dato di fatto! Per saperlo non mi serve ascoltare il Telegiornale o i vari documentari più o meno preoccupanti, mi basta tornare con la mente a quando ero piccolino. O ripensare ai vecchi che raccontavano dei freddi polari negli anni della loro gioventù, o ancora alla leggenda che vuole Feltre maledetta da Giulio Cesare per il freddo patito col suo esercito. A sancire il tutto c’è il famoso proverbio che lega Trento e Feltre: “Se vuoi patire le pene dell’inferno, vai a Trento d’estate e a Feltre d’inverno”. E se Feltre è (era) famosa per il freddo, Celarda, dove abito, è la frazione più gelida dell’intero comune; il monte Miesna a sud espande la sua ombra glaciale sul paese fin dal primo pomeriggio. Fin da piccolo ricordo che dal Piave e dal rio Celarda si alzava una nebbiolina umida e fredda che, ghiacciandosi, ammantava le piante di brina, creando suggestivi paesaggi da fiaba nordica.

A Natale, a quei tempi, la neve c’era sempre, il paese era costantemente ammantato di bianco. Fino a qualche anno fa mi facevo bastare il luccichio della brina, adesso non c’è nemmeno quello. Forse, un po’ di pioggia e neve miste. Già ai primi di novembre noi bambini scrutavamo il cielo speranzosi, gli adulti un po’ meno.
Con la prima neve si andava a sciare o dietro alla chiesa o sulla “Pista”: lì i grandi disputavano una gara di discesa libera, un chilometro e mezzo tra boschi e siepi; i concorrenti arrivavano da tutta la provincia, e anche da Bassano del Grappa e San Martino di Castrozza.

Vicino al traguardo mio padre allestiva un banco dove mesceva vin broulè e grappa e ne vendeva in buona quantità! Tutto il paese era in fermento, la gara era un avvenimento per tutti, per noi ragazzini in modo particolare. Tutto il paese tifava per Roberto Zatta; ai miei occhi di bambino era un campione: lui come gli altri si buttava a rotta di collo in quella stretta striscia di prato innevato, chiamato pomposamente “la Pista”.
La gara era intitolata all’Associazione Nazionale Alpini (Coppa Ana), e in casi di emergenza gli Alpini in armi facevano la loro parte. Un anno nevicò la notte prima della gara, trenta centimetri di neve fresca, un vero disastro per l’ organizzazione.

Fortunatamente intervennero gli Alpini sciatori del Battaglione Feltre, che in fila, salendo a scaletta, batterono la Pista a tempo di record. Alle 11 la gara iniziò. Non c’ erano gatto della neve e skilift all’epoca, ci si arrangiava alla buona, in compenso c’ era tanta passione.

Ora chi va a sciare parte per Alleghe o Arabba e io, guardando dalla finestra di casa, vedo solo il bosco, la Pista non c’è più, gli alberi cresciuti su quello che un tempo era prato sono oramai alti, buoni per fare legna da ardere. Nemmeno Roberto Zatta c’è più, lui se n’è andato oltre vent’anni fa.

La Gara
La gara di discesa libera si svolse dalla seconda metà degli anni 50 del secolo scorso fino al 1968. Poi, causa rimboschimenti sulla montagna che andavano ad intaccare il percorso, la gara non si disputò più. La partenza era in località casere Ferro, sul monte Miesna, lato nordest, sopra l’ abitato di Celarda, l’arrivo praticamente tra le case del paese. Il tutto era organizzato da US Celarda e Gruppo Alpini Celarda (poi diventato Monte Miesna); la gara era valida per il campionato Feltrino, ma vedeva iscritti da ogni dove, dal Feltrino, Bellunese, Cadore, Primiero ecc. Alcuni elenchi degli iscritti superavano le cento unità a riprova dell’ importanza assunta dalla gara.
Una cosa improponibile al giorno d’oggi è che nella stessa gara partivano atleti tesserati con enti diversi, come Fisi, Csi, EnalSport e altri.

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