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La funzione sociale della musica

Mostra al Museo etnografico dal 28 aprile

La funzione sociale della musica

Mostra al Museo etnografico dal 28 aprile

Una nuova mostra dal titolo “Musica in Valbelluna. Storia e tradizioni” è visitabile presso il Museo Etnografico Dolomiti a Seravella di Cesiomaggiore. Organizzata dall’Unione Montana Feltrina e dal Comune di Pedavena, per tramite dell’Archivio Fotostorico Feltrino, con il patrocinio della Provincia di Belluno e la collaborazione del Museo Etnografico Dolomiti, la mostra è dedicata alla storia dei gruppi musicali della Valbelluna attraverso l’esposizione di foto d’epoca. È visitabile dal 28 aprile al 4 giugno, da martedì a venerdì dalle 9 alle 13, sabato e domenica dalle 15 alle 18.

Venerdì 28 aprile si è svolta l’inaugurazione e per l’occasione, oltre all’intervento dei rappresentanti istituzionali e alla presentazione del curatore della mostra, Francesco Padovani, sono stati proposti degli intermezzi musicali legati alla tradizione bellunese, eseguiti dal Gruppo di musica popolare Rudemà. A tutti i partecipanti è stata consegnata una copia omaggio del catalogo.

Il recupero della memoria collettiva
La mostra si propone di recuperare una memoria collettiva, ricostruendo la storia dei gruppi musicali che hanno allietato il territorio della Valbelluna dalla fine dell’Ottocento agli anni 60 del Novecento, attraverso immagini d’epoca, circa 850, frutto di una raccolta che ha coinvolto enti pubblici, associazioni e privati.

La mostra permette di partire per un viaggio entusiasmante tra visivo e sonoro, mostrando la funzione socio-comunitaria della musica; quest’ultima viene intesa non solo come espressione artistica o forma di intrattenimento, ma soprattutto come elemento identitario di aggregazione e di coesione delle comunità locali, un modo di stare insieme e uno stile di vita. Basti pensare che un tempo, tutti gli eventi, pubblici o privati, erano animati da esecuzioni musicali.

Francesco Padovani, curatore della mostra, afferma: «Allestire una mostra storico-fotografica sullo sviluppo della musica nel territorio può sembrare un paradosso. Si mettono infatti a confronto due linguaggi espressivi con caratteristiche strutturalmente diverse: l’uno, quello fotografico, tipicamente visivo, vòlto a rappresentare la realtà come appare allo sguardo dell’osservatore; l’altro, quello musicale, peculiarmente sonoro, che si prefigge di riprodurre delle serie strutturate di suoni, con l’uso della voce o di particolari strumenti, da rivolgere a degli ascoltatori.

Le foto, come si sa, sono ontologicamente “mute”; non ci restituiscono la realtà nella sua complessità, ma ci permettono di ricostruire i contesti e le situazioni in cui i musicisti operavano».

I principali temi toccati
Dalla mostra emerge che la fisarmonica era uno degli strumenti musicali più diffusi, uno “strumento-orchestra”, protagonista soprattutto dei balli popolari che incentivarono poi la nascita dei gruppi folcloristici; anche mandolini, chitarre, clarinetti, contrabbassi, violini e violoncelli erano però protagonisti della scena, così come lo erano le bande cittadine e le scuole di musica nate al loro interno per garantire l’esistenza delle stesse e l’integrazione di nuovi componenti.

La mostra tocca anche l’interessante rapporto tra musica ed emigrazione: per gli emigranti la musica costituiva un forte legame identitario con la cultura d’origine e permetteva nuove forme di integrazione nel paese ospitante, attraverso scambi di esperienze e contaminazioni musicali, sottolineando come la musica sia da sempre un linguaggio universale che non conosce frontiere.

La mostra presenta anche l’emergere di nuovi generi musicali, tra cui la musica latino-americana, il jazz, la musica leggera, fino ai primi complessi pop-rock, dimostrando come anche nel settore musicale si sia fatta sentire la globalizzazione. Il percorso espositivo rende infine omaggio ai musicisti ambulanti che cercano di fare della loro passione una professione.

Per informazioni è possibile telefonare allo 0439959162 o scrivere a museodolomiti@provincia.belluno.it.

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