Suonare un brano jazz o aggiustare il fusibile di un amplificatore. In entrambi i casi, a parte la conoscenza dei mestieri, bisogna avere mano ferma, giusto? E se per caso ti è stata diagnostica una sindrome extrapiramidale in esiti di Esa, che causa sintomi come rigidità, tremori, rallentamento e movimenti involontari, conseguenti a un’emorragia nel cervello… quei lavori bisogna scordarseli, giusto? Sbagliato!
Può testimoniarlo Domenico Tibolla di Roe Alte, che accoglie tra i suoi gioielli, cioè decine tra chitarre elettriche e amplificatori. Tutti hanno una particolarità: gran parte li ha costruite da solo oppure li ha restaurati, partendo da un rottame o un pezzo di legno. Come? «Leggendo dei libri in materia o consultando siti di elettronica», ci rivela, come se fosse normale apprendere i passaggi corretti di corrente alternata, senza aver mai fatto quel mestiere. «Ringrazio il Signore che sono una persona curiosa – ci dice. «Ho solo la quinta elementare, a quei tempi era così, ma questo non mi ha impedito di comprare libri, studiare con dei maestri “di vita”, specialmente insegnanti di musica». Domenico è stato carrozziere a Giaon, poi per vent’anni ha gestito una grande gelateria in Germania, infine metalmeccanico. «Ho trovato un maestro vero in Ernesto Ren, detto “Bobi”, di Sartena, che era barbiere a Santa Giustina.
Il suo negozio era anche ritrovo per aspiranti musicisti, sono stato a scuola da lui per un anno e mezzo. Andavo dopo lavoro le sere e due volte la settimana mi recavo in bici per essere autonomo, senza mai un orario di fine la sera. Grazie a lui, buono e paziente, ho conosciuto la chitarra classica ma anche generi come il Gipsy jazz. Per vent’anni, durante il lavoro in Germania, la musica è rimasta un sogno, ma, una volta in Italia, sono tornato a lezione da un altro eccellente maestro, Lino Brotto di Cornuda».
Tra un racconto di vita e l’altro (ha suonato ad esempio con i mitici Caravel negli anni 60 e in tante occasioni di feste e rassegne), ci mostra le sue creazioni incredibili: chitarre che sembrano uscite da un negozio di musica (spiccano un pezzo data 1935 che ha restaurato o la sua Fender di 40 anni fa circa), casse grandi e piccole (ha rimesso in funzione l’amplificatore di “Bobi” del 1954), addirittura un amplificatore di corrente artigianale realizzato con la batteria di una moto.
A catturare l’attenzione è, in particolare, un oggetto curioso: una chitarra hawaiana, una tipologia che si suona da seduti, appoggiata sulle gambe, con uno slide in acciaio mosso con la mano sinistra. Manco a dirlo, se l’è costruita da solo. Ci fa sentire con quanta passione (e mano ferma!) suona brani di Santo & Johnny, e in particolare il suo pezzo preferito “Maria Elena”. Poi parla di accordi e di brani eseguiti con due strumenti per il cambio tonalità, catturandoti con il sound e i racconti, in quel suo magico mondo che è il garage di casa, diventato uno studio di musica e d’elettronica. Spesso è lì fino a sera tarda a suonare, registrare o assemblare attrezzi con buona pace della moglie Laura.
Il 7 agosto 2002 la diagnosi della prima malattia, un aneurisma cerebrale, poi tante visite, sedute dalla logopedista e… «Ho saltato il fosso», scherza. «Dopo però i muscoli hanno iniziato un giorno a tremare dalla parte destra». È la sindrome extrapiramidale, che sconvolge la vita. Ma… «il corpo si adatta”, ci spiega Domenico. «Bisogna accettare quello che arriva, senza fermarsi, sennò si fa un torto a chi ci ha portato fin qua».
Nel cammino ha trovato l’amore di Laura e del figlio Ivan, e un grande impegno sociale: incontri musicali con i bambini in chiesa e il Grest a Sospirolo e laboratori in musica o impegni a Sedico. «Ho imparato diverse cose guardando gli altri: ad esempio, come fa chi tira con l’arco a stare così fermo? Ebbene, esiste una tecnica di respirazione orientale che molti atleti applicano, e così ho stupito il neurologo di Belluno…», racconta, e intanto attacca cavi all’amplificatore. «Tutto è nato dalla passione per la radio e dalla curiosità di sapere cosa c’era dentro per farla funzionare…».
Ah, quasi dimenticavamo. La passione più grande di Domenico è la scrittura degli spartiti. Alcune canzoni le ha composte lui, di altre – se non trova lo spartito in rete – scrive le note sulla base della melodia per poi suonarla. Per citare una nota canzone italiana: «È la forza della vita».