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La Fontana di Faverga

(Seconda parte)

La Fontana di Faverga

(Seconda parte)

Dove eravamo rimasti: gli abitanti di Faverga, circa 100 famiglie “per la massima parte miserabili”, fanno una petizione per richiedere al Comune di Belluno il permesso e un contributo per la costruzione di una nuova fontana in centro al paese. L’unica fontana esistente, attigua a una “ruppe”, è in luogo molto scomodo e ha l’acqua talmente fredda da essere responsabile, secondo il medico condotto, di “mali di petto”. Il Comune rilascia l’autorizzazione e concede il contributo per la costruzione.

Nell’estate del 1880 a Faverga c’era molto movimento: dopo molte attese, suppliche e questioni finalmente si poteva costruire una nuova fontana. C’è da dire che la frazione di Faverga si sviluppa in senso longitudinale da est a ovest su un percorso di circa 1 Km e mezzo. In più parte delle case sono costruire verso sud, in salita lungo via San Rocco che si inerpica verso il Nevegal. Al centro del paese, più o meno, c’è la chiesa di San Francesco. Ad alcuni frazionisti pareva ovvio che la fontana si costruisse lì appresso. Ad altri, però, che abitavano verso Madeago a Cirvoi, il luogo pareva ugualmente lontano e scomodo di quello della fontana esistente e insistevano “a spada tratta” sul fatto che si costruisse in quella parte del paese. La questione evidentemente non era di poco conto e possiamo supporre che abbia dato luogo a non pochi litigi nella frazione se, il 3 dicembre 1880, Bernardo Tissi scrive all’Illustrissimo Signor Sindaco per restituire il contributo concesso per la costruzione e chiamandosi fuori dalla questione “ non volendo ora innanzi avere altra ingerenza in tale affare”. Anche allora, evidentemente, chi si prestava per il bene comune a fare da portavoce e mediatore era destinato ad avere un sacco di preoccupazioni. Possiamo immaginare con che animo Bernardo Tissi, dopo essersi speso per la causa della fontana, abbia scritto a Belluno per restituire quanto ottenuto con tanta fatica!

Le ragioni tuttavia sono chiare: “Un nucleo di frazionisti vogliono come si suol dire a spada tratta che detta fonte venga costrutta nelle loro vicinanze in un luogo tutt’altro che adatto a ciò per molte ragioni prima per la posizione posta a completo settentrione e tutt’altro che spaziosa dove si avrà l’acqua rigida quantunque percorra dalla sorgente circa 100 metri per essere per molti mesi dell’anno priva del benefico sole, secondariamente per non essere questa nel centro del villaggio”. L’altra fazione obiettava che il luogo proposto era lontanto dalla fonte e che c’erano serie ragioni di ritenere che l’acqua non ci sarebbe arrivata. Dunque il nodo del contendere resta sempre la posizione: il paese è lungo e inevitabilmente la fontana sarebbe lontano da qualcuno e vicino ad altri e tutti vogliono essere nella seconda categoria. Se pensiamo che l’acqua si attingeva con i secchi portati a spalle col “zempedon”, camminando su strade bianche in inverno ghiacciate e sdrucciolevoli e che si dovevano percorrere parecchie centinaia di metri per farlo, possiamo comprendere come la questione sia assolutamente essenziale e nessuno voglia mollare l’osso. È a questo punto che entra in gioco un nuovo personaggio della nostra storia: l’ingegner Frezza. In sua qualità di tecnico, dopo un sopralluogo, l’ingegnere conferma che il luogo perfetto per la fontana è quello al centro del paese verso est, che l’acqua ci arriva benissimo, che è al sole e in posizione comoda. “Ma con tutto ciò a nulla valse a rimuoverli dal loro intento e credo che fra giorni diano mano al lavoro nella località sopradescritta e contraria per le loro giuste ragioni alla maggior parte dovendo percorrere maggior tratto di strada”.

Dunque Bernardo Tissi, sconsolato, restituisce soldi e intenzioni invitando però l’amministrazione “se crede necessario abbia ella a dare quegli ordini opportuni e così a contentare la popolazione intera”. Chissà, avrà pensato, che il Sindaco riesca a condurre i riottosi a piu’ miti consigli…

La questione è però troppo importante: meglio soprassedere all’orgoglio e riprendere a combattere. I frazionisti dell’est non mollano: il 6 gennaio 1881 scrivono all’Onorevole Giunta municipale di Belluno per perorare la propria causa con argomenti inoppugnabili: la posizione centrale, “l’esposizione al sole e quindi l’igiene pubblica”, il luogo presso la chiesa adatto allo scopo e concesso generosamente dal Sacerdote Rev. Fortunato Zannantoni, il parere favorevole dell’Ingegner Civile Dottor Antonio Frezza. Subdolamente, ricordano che il luogo dove gli altri frazionisti hanno già cominciato l’impianto della vasca stessa è inadatto, tra le altre cose, “pella presenza di scoli di letamai, fra i quali deve correre l’acquedotto”. Indiscutibile.

Seguono 44 firme, in cima alla lista Bernardo Tissi e Zannantoni D. Fortunato e altri frazionisti, molti dei quali con il nome scritto accanto alla croce. La fazione dell’ovest risponde colpo su colpo inviando il 10 febbraio 1881 all’Onorevole Giunta Municipale una lettera dicendo ovviamente che la posizione da loro scelta per la costruzione della fontana è la migliore, sentito il parere del Capomastro Angelo Savaris: “il luogo ora destinato è molto piu’ adatto per l’ampietà del piazzale per gli animali”, e perchè il percorso dell’acqua è più breve e quindi il getto più vigoroso. Quindi i sottoscritti si sono “messi all’opera sentando il fondo dell’abbeveratoio” e chiudono “lusingandosi di essere espediti”. Indiscutibile pure questo.

Seguono 48 firme, anche qui con molti nomi crociati, alcuni dei quali con titoli accanto: in cima all’elenco alcuni “possidenti” e un “giornaliero”. Palla al centro, dunque, e l’Onorevole Giunta Comunale…

(continua sul prossimo numero)

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