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La fontana de le femene

a Funes di Chies d’Alpago

La fontana de le femene

a Funes di Chies d’Alpago

A volte diamo per scontato un semplice esto della vita quotidiana, come aprire un rubinetto dell’acqua, ma non è sempre stato così e non è detto che lo sarà per sempre. Nel 2020 infatti l’acqua è entrata nel circuito della finanza mondiale quando, per la prima volta nella storia, a Wall Street sono stati lanciati i futures legati ad essa. I futures sono strumenti che permettono di speculare, come avviene per il petrolio e il grano, sul prezzo futuro della risorsa.

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La fontana de le femene

Gli abitanti di Funès, frazione di Chies d’Alpago, conoscono bene il valore dell’acqua; lo dimostra la fontana delle femene, un lavatoio costruito nel 1928 con il contributo di tutte le famiglie del paese di Funès per dare la possibilità alle donne di avere una fontana dove lavare la biancheria ed evitare il lungo e difficoltoso percorso fino ai torrenti Funesia e Tessina. Per costruirla venne adottato un curioso metodo di autofinanziamento: ogni famiglia dovette versare una quota in denaro in base al numero di componenti del nucleo famigliare ed in base al numero delle mucche possedute (che evidentemente ne indicava la ricchezza).

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La fontana de le femene

Il lavatoio era diviso in tre fontane: nella prima si svolgeva il lavaggio col sapone fatto in casa con grasso di maiale, soda caustica e “pece greca” (conosciuta anche come colofonia, una resina vegetale che nelle antiche ricette tradizionali, veniva bollita insieme a grassi – come lo strutto o gli scarti animali -, acqua e soda caustica), nella seconda si risciacquava e nella terza, la fontana più piccola, si lavavano i “cirpa”, i pannolini di stoffa dei neonati. La biancheria lavata si riportava a casa ad asciugare con il “bigol” e il “thempedon” dei bastoni alle cui estremità vi erano dei ganci ai quali si appendevano dei secchi per trasportare acqua, latte e, in questo caso, biancheria. Il termine thempedon (o thempedòn, tempedon) si riferisce a un antico strumento di legno, simile a un bastone curvo o un arconcello, usato in alcune zone del Nord-Est (come Belluno, Feltre, aree montane) per trasportare secchi d’acqua dalla fontana a casa, con ganci ai lati per appendere i secchi.

La fontana delle femene, testimone silenziosa da un secolo, ci ricorda i tempi in cui l’acqua era gestita in maniera responsabile e in cui le comunità si impegnavano per il bene comune.

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