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La fine della neve in Valbelluna

Ci stiamo perdendo l'anima delle Dolomiti? ne parliamo con il Prof. Carlo Barbante

La fine della neve in Valbelluna

Ci stiamo perdendo l'anima delle Dolomiti? ne parliamo con il Prof. Carlo Barbante

Cambiamenti climatici, riduzione dei ghiacciai, eventi estremi, surriscaldamento del pianeta: se vogliamo provare insieme a far dare la giusta priorità alle questioni è necessario che, responsabilmente, ognuno si senta coinvolto e faccia degli approfondimenti affidandosi alla scienza e a chi allo studio e alla ricerca dedica le proprie energie. È con questa logica che poniamo alcune domande al professor Carlo Barbante, già Direttore dell’Istituto di Scienze Polari del CNR e docente all’Università Ca’ Foscari di Venezia, oltre che partecipe a numerose spedizioni e campagne di prelievo in aree polari e nelle Alpi.

Carlo Barbante
La fine della neve in Valbelluna


Ricordiamo la sua spedizione in Antartide a più di 3.000 metri di altitudine, con temperature che possono toccare i -60°. Ci racconta gli esiti di quelle fatiche e che cosa dicono quegli straordinari archivi di ghiaccio?

tramonto pizzocco invernale 2024 canal enrico FEBBRAIO 2024 17
La fine della neve in Valbelluna

Proprio pochi minuti fa (al momento dell’intervista, il 19 dicembre scorso, ndr) ho ricevuto una comunicazione dai miei colleghi in Antartide, i quali stanno continuando la perforazione che dovrebbe raggiungere auspicabilmente il ghiaccio più “vecchio” del nostro pianeta, risalente a circa un milione e mezzo di anni fa; ora hanno raggiunto un ghiaccio di ottocentomila anni fa, un periodo che in realtà avevamo già investigato con un precedente progetto. Adesso, vogliamo raggiungere strati inferiori, tuttora sconosciuti. È un’impresa gigante che darà informazioni straordinarie su come sono variati il clima, la temperatura, ma anche le forzanti climatiche quali ad esempio i gas serra, le polveri, le sostanze chimiche che sono rimaste intrappolate nel ghiaccio.
Noi decifriamo queste informazioni, andando a leggere quello che è scritto negli strati di ghiaccio, con delle tecniche sempre più sofisticate sia per estrarre i campioni che per le analisi, e otteniamo una ricostruzione della temperatura del passato. Confrontiamo ciò che sta accadendo oggi col passato, ma otteniamo anche elementi per il nostro futuro… c’è infatti molto passato nel nostro futuro.

PIZZOCCO – ALBA – DICEMBRE 2022 canal enrico_12
La fine della neve in Valbelluna

Quando si parla di cambiamenti climatici (tema globale, ma che poi ha le sue implicazioni sul locale, pensiamo ad esempio a Vaia), è difficile fare un collegamento rispetto ai nostri comportamenti e al loro impatto sul clima; ci aiuterebbe ad essere più consapevoli?

Panorama da Col Visentin
La fine della neve in Valbelluna

È difficile per tutti, anche per me, fare una relazione causa/effetto su quello che sta accadendo, ma abbiamo un grado di conoscenza molto elevato sul fatto che l’emissione di gas clima-alteranti portino ad un aumento della temperatura; queste sono sostanze che si accumulano nell’atmosfera, trattengono sia calore che le radiazioni che la terra emette, e il pianeta si riscalda. Questo ha degli impatti: porta alla fusione dei ghiacciai delle aree alpine e delle aree polari, che poi causa l’innalzamento dei mari con una velocità in aumento. Alla fine del secolo scorso l’innalzamento dei mari era di meno di 2 millimetri all’anno, ora siamo a quasi 5 mm all’anno, sta andando sempre più veloce. È un fenomeno che non si riesce a percepire, come non si riesce a cogliere l’aumento della temperatura media globale, anche perché abbiamo dei posti nel mondo che si riscaldano molto rapidamente e altri che si raffreddano; tuttavia, a livello globale la temperatura media annua sta aumentando. L’anidride carbonica si accumula e ci sono osservazioni che mettono ciò in relazione non solo con l’aumento della temperatura, ma anche con l’estensione dei ghiacci marini. È quello a cui stiamo assistendo soprattutto nell’Artico: un recente lavoro scientifico ha evidenziato che stiamo perdendo circa tre m2 di ghiaccio per ogni tonnellata di anidride carbonica immessa nell’ambiente. Una tonnellata di CO2 corrisponde quindi a pochi pieni di carburante delle nostre auto; dovremmo esserne coscienti ogni volta che ci mettiamo alla guida. Questo è difficile da spiegare, perché sono cose che non si vedono e hanno riflessi molto lontani nel tempo; è per questo che li definisco problemi intergenerazionali, perché i nostri comportamenti di oggi si ripercuoteranno sulle generazioni future.

lago vedana e ghiacchio – FEBBRAIO 2022 canal enrico _014
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Il cambiamento climatico sta spostando il turismo verso le nostre zone, si comincia a parlare di overtourism. Si ragiona sul numero chiuso, lei cosa ne pensa? E il turismo invernale legato alla neve ha ancora un senso, secondo lei?

Non sarei d’accordo con il numero chiuso: le montagne sono patrimonio comune ed è giusto che tutti ne possano godere. Tuttavia, visto l’aumento delle temperature medie e la scarsità di precipitazioni invernali, sarebbe auspicabile evitare di costruire nuovi impianti di risalita alle quote più basse. In Francia, ad esempio, non si autorizza più la realizzazione di nuovi impianti di risalita al di sotto di 1.800 metri. Hanno capito che dallo sci non dipende il destino della montagna, soprattutto ora, con gli scenari che la scienza ci prospetta: temperature più alte, precipitazioni nevose più scarse, stagioni più corte. Diventa, oltretutto, antieconomico avere un impianto di risalita che funziona un mese all’anno. Si potrebbero, inoltre, rendere più efficienti i trasporti pubblici e impedire parcheggi, che permettono a migliaia di auto di arrivare fino ai piedi della montagna.

Anche le Olimpiadi del 2026 porteranno molta gente in montagna…

È un’occasione di grandissima visibilità per il nostro territorio, un’opportunità che deve essere sfruttata in modo sostenibile. La pressione antropica è già molto elevata, come a Cortina dove, per mancanza di una circonvallazione, il traffico è fortemente rallentato e inquinante. Va ripensato il modo in cui arriveranno le persone.

Ci dice la sua opinione sui temi delle energie rinnovabili e dei reattori modulari per la produzione di energia nucleare?

Di fatto i reattori di quarta generazione non esistono, potranno arrivare sul mercato e in produzione fra 30/40 anni, e noi abbiamo bisogno di energia pulita da subito. Dove esiste il nucleare va mantenuto, ma costruire nuovi impianti è improponibile, sia per i tempi di costruzione che per gli elevatissimi costi di costruzione. Anche dal punto di vista della sicurezza ci sarebbero enormi problemi, se pensiamo a quanto siano vulnerabili in caso di conflitto bellico e al fatto che il 95% del nostro territorio è a rischio sismico o idrogeologico. Va senz’altro potenziata l’energia da fonti rinnovabili che distribuisce i benefici in modo diffuso ed è una fonte immediatamente disponibile e non inquinante.

Come si fa a creare una mentalità nuova nel cittadino e che peso ha la politica in tutto questo?

L’educazione è molto importante: è necessario rendere consapevoli le persone del problema e rendere note le soluzioni. Paradossalmente i costi che occorrono per mitigare e adattarci al cambiamento climatico sono inferiori a quelli che dovremmo affrontare per risolvere emergenze climatiche sempre più frequenti. Non possiamo permetterci tentennamenti. Negli ultimi anni abbiamo fatto dei passi avanti, ma non sono sufficienti; la politica dovrebbe intervenire in modo molto più incisivo e puntuale, cosa che non sta attualmente avvenendo. Abbiamo bisogno di visionari, qualcuno che veda oltre la siepe di casa!

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