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La festa della montagna

tradizioni del passato

La festa della montagna

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Saliam sulla montagna con cuore ardente…”: questo era il motivo di una canzone scritta da don Evaristo e da Tranquillo Cadorin che si cantava spesso salendo il sentiero da Staolét alle Ere e poi sul Piz nella giornata dedicata alla festa della montagna. Questa era celebrata nel mese di agosto sulla cima del monte Piz, dove si trova la croce.

La giornata prevedeva la partecipazione di buona parte di paesani e di diverse persone provenienti da paesi limitrofi, iniziando molto presto al mattino con una camminata, anche perché non esistevano altri mezzi. In spalla si portava il “rusak” contenente il cibo e le bevande, compresa l’immancabile bottiglietta della “sgnapa” per fare un “cuckét” nelle soste che venivano fatte durante la salita o per la correzione del caffè dopo aver mangiato. Solitamente il mangiare che ci si portava da casa consisteva in panini con il formaggio e sopressa, un po’ di marmellata fatta in casa, un po’ di frutta e le immancabili uova sode! Qualcuno che si poteva permettere qualcosa in più aveva anche del prosciutto cotto o della mortadella.

La salita era sempre piacevole, anche se a volte un po’ dura, in quanto era l’occasione buona per incontrare amici e varie persone con cui scambiare qualche parola durante il tragitto. Ogni tanto si trovava qualcuno fermo ai lati del sentiero fermo per una piccola pausa o per mangiare qualcosa per riprendersi dalla fatica della salita.

Sicuramente il più provato era il sacrestano che si doveva portare fino in cima al Piz la cassetta con i paramenti sacri, gli addobbi per l’altare e sopratutto la pietra sacra, una pietra che da sola pesava una decina di chili. Fortunatamente ogni tanto trovava qualche buon “cireneo” che gli dava un aiuto a portare la cassetta per un po’ di strada.
Verso le dieci tutta la gente era raccolta ai piedi della croce per partecipare alla santa Messa che veniva celebrata in un’atmosfera veramente incantevole, con una vista a Nord sul monte Pizzocco che sembrava dare con la sua maestosità protezione a tutti i presenti, e la vista a Sud sulla vallata del sacro fiume Piave, un paesaggio veramente incantevole che lasciava a bocca aperta per la bellezza e faceva dimenticare la fatica fatta per arrivare fino alla cima. Molta la gente che partecipava, assorta e religiosamente silenziosa in questa celebrazione che godeva di uno scenario che solo la mano del Signore è stata in grado di creare.

Finita la santa Messa, chi per il sentiero del “Coston del Piz”, chi per il sentiero che porta verso il cogol di “San Bughèr” o per qualche altro sentiero, si scendeva sulle Ere per il pranzo (sempre rigorosamente al sacco) per partecipare poi nel pomeriggio ai vari giochi che venivano organizzati, giochi per tutti sia giovani che meno giovani ed anche per le donne. Sicuramente il più atteso per i ragazzi era la gara del palo della cuccagna, palo che veniva abbondantemente ingrassato, ed uno degli organizzatori, Gino Maorin, stimolava i ragazzi presenti a parteciparvi dicendo che il salirvi era di un’estrema facilità in quanto la parte finale del palo aveva dei nodi a cui ci si poteva aggrappare per non scivolare; poi, solo al raggiungimento di questi “gropp”, ci si accorgeva che altro non era che dei grossi nodi di grasso! In questa maniera si scendeva dal palo unti e bisunti ma contenti di aver raggiunto la cima per vincere il premio in palio, che solitamente consisteva in qualche sacchetto di caramelle o pacco di biscotti. Le uniche ad essere meno contente erano le nostre mamme che al ritorno in casa si trovavano degli indumenti talmente unti e lerci che a volte li dovevano buttare.

Dopo altre gare più o meno interessanti e competitive, quali la rottura delle pignatte e la corsa nei sacchi e altre, arrivava la gara più attesa, il “tiro alla fune” che vedeva generalmente competere gli uomini di Roncoi contro quelli di S.Gregorio e/o Paesi bassi, gara che creava tensione in quanto rappresentava la dimostrazione della forza e della capacità tecnica degli uomini, quasi una questione di onore, ed a volte finiva in qualche battibecco se non addiritura in rissa perché non sempre venivano rispettate le regole del gioco pur di vincere. Una volta, essendo piu forti gli uomini di Roncoi, gli avversari hanno ben pensato di legare un capo della fune ad un sasso sporgente, lasciando quelli di Roncoi a tirare fino a quando erano stanchi. Immaginate cos’è successo non appena si sono accorti del trucco?

Comunque alla fine, fra una bevuta di vino in compagnia, una partita alla morra e qualche canto, tutto è finito in allegria. Contenti della giornata passata in montagna, la gente un po’ alla volta riprendeva il sentiero che riporta a valle, reintonando, magari con un po’ di meno voce, la canzone iniziata nella mattinata, nel ritornello finale “… la vita ad amar ci mostra del Piz la croce ognor!”.

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