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La crocetta di Susin

cima del Paradiso, di Giubileo in Giubileo

La crocetta di Susin

cima del Paradiso, di Giubileo in Giubileo

Era in legno, e in legno doveva tornare a vivere. Lì, su quella punta di cielo a 1482 metri, per ricordare chi aveva camminato lungo i sentieri della montagna e della vita. Così nel corso del Giubileo del 2000 nacque il sogno di un gruppo di giovani, pieni di slancio e coraggio, che issarono la Crocetta di Susin sulla montagna omonima, con l’entusiasmo di chi aveva “più gambe che testa”.

4 Trasporto della croce
La crocetta di Susin

Tempo prima, negli anni ’50, una croce in larice – forse a rinnovare una più antica – fu posta in vetta da cinque ragazzi di Susin: Livio Pison, Maurizio Benvegnù, Luigi e Mario Cappellari, con Adriano Lotto come promotore.
Avevano lasciato un tronco a essiccare dietro Le Forche per un anno intero, prima di innalzarlo sulla cima, ancorato con robusti tiranti metallici. Le pale erbose che sovrastano il paese erano allora ben conosciute dai giovani, che vi salivano a raccogliere stelle alpine – numerose alla Pala del Re – da offrire ai villeggianti dell’Albergo Doglioni. Anni dopo, nel 1974, con le cime già imbiancate, Riccardo Case – insieme a Gino e Francesca Case, Luigi e Pierpaolo Lise e Pierino De Donà – sostituì quella croce con un’altra, ancora in larice, fissata proprio su quel punto da cui lui, nato in Canal del Mis ma abitante di Susin, poteva vedere la Val Nandrina (ora sul versante dei Monti del Sole, oltre il lago), dove aveva vissuto con la sua grande famiglia (il nonno Angelo, detto “Leto”, aveva dato vita a una stirpe di ben 21 figli).

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La crocetta di Susin

Anche quella croce, però, venne consumata dal tempo. E così, nel 2000, un nuovo gruppo di amici raccolse il testimone. Paolo Paganin, Corinno Visentini, Emilio Pilotti e Ivan Da Col diedero il via alla loro impresa, costruendo innanzitutto la nuova croce: la prima versione, ricavata da un tronco di castagno storto, risultò inadatta e fu quindi rifatta in larice, resistente e fedele al legno delle origini. Ma l’avventura vera doveva ancora venire: bisognava affrontare il tempo, quello delle stagioni e delle nuvole rapide, dei venti e delle piogge improvvise.

1 Crocetta Susin inizio anni ’60
La crocetta di Susin

Il 20 maggio del 2000, Anno Giubilare, i quattro partirono verso la cima, sostenuti anche dagli amici Davide Pellizzari, Andrea Frezza, Lucio Bertoldi e Marco Tegner. Ancor oggi, però, il pensiero di tutti va a chi tra loro non c’è più: Luigi Tegner, uomo appassionato di montagna, scomparso lo scorso anno, e Gabriele Mezzacasa, di San Gregorio, grande amante delle cime, travolto da una valanga sulla Pala Alta nel 2009, insieme all’amico Mauro Deon.

3 Benedizione croce Chiesa Sospirolo
La crocetta di Susin

C’erano anche Luigi e Gabriele, allora, a trascinare la croce lungo i pendii ripidi e scivolosi, attraverso il canalone delle Forche fino all’ultimo salto di roccia, che per l’occasione fu ribattezzato “Hillary Step”, in riferimento all’Himalaya per le sue difficoltà vertiginose. Lassù, vicino ai resti della croce antica, portatrice di memorie, i due nuovi tronchi vennero lasciati ad attendere: troppo elevato il pericolo! Era un sabato di pioggia battente, con chicchi di grandine, mani intirizzite e animi a terra, nonostante la benedizione ricevuta una settimana prima sul sagrato della chiesa di Sospirolo.

Nel pomeriggio, un varco di sole si aprì tra le nubi: Paolo, Ivan, Corinno e Emilio tornarono in cima e alle cinque la croce svettava nuovamente sopra Sospirolo e la valle del Cordevole. Era il Giubileo del 2000. Oggi, dopo venticinque anni, quattro papi e un nuovo Giubileo, quella croce è ancora lì. Il libro di vetta, protetto da pietre raccolte alle Masiere del fondovalle – quasi a legare terra e cielo – conserva il ricordo di chi non c’è più e accoglie i pensieri dei montanari che, passo dopo passo, in alcuni tratti aggrappandosi alle rocce, raggiungono quella che dai giovani di allora è ancora chiamata la “cima del Paradiso”.

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