Pensando alla chiesetta di San Mauro, mi viene in mente una leggenda che riguarda la sua collocazione sull’omonimo Monte sopra le frazioni di Arson e Lasen. Si narra di un corvo che prese col becco possente “an cop” (una tegola) nella località “al Pos” (sul Monte Grave, a est del San Mauro), dove sembra ci fosse traccia di una chiesetta che però i pastori in qualche modo profanavano usandola come riparo, e lo lasciò cadere dove ora sorge il luogo di culto dedicato al Santo Abate.
Fra le notizie più datate che sono riuscita a trovare c’è quanto riportato da Gianpaolo Sasso nel libro “Arson e Lasen, 1611-2011 – Aspetti di storia e vita parrocchiale di una comunità di montagna” dove la chiesetta di San Mauro viene citata alcune volte, ma in particolare nel capitolo dedicato ai parroci dalla metà del secolo XVIII all’inizio del secolo XIX si riporta a pag. 128:
«Nel catastico parrocchiale di Arson, Don Antonio Zanetti si distingue per una vicenda del giugno 1743 riguardante i candelieri della chiesetta di San Mauro con probabilità trattenuti indebitamente nella chiesa parrocchiale suscitando le rimostranze dei Baldissera che avevano cura della cappella montana. Scrive il Rossi: ‘Furono da me Fedel Rossi pesati li due candellieri pretesi dalla Casa Baldissera essere di rag.ne della Chiesa di San Mauro alla presenza di Batta Pellin, Batta Ricco e di Michiele Zagonel … che valgono oltre 16 Lire. Pochi giorni dopo don Fedele Rossi li sostituisce con due candelieri del valore di oltre 43 lire’».
Nel tempo e fino agli anni 60 del secolo scorso la chiesetta ha visto le fatiche e i pericoli corsi dagli abitanti della comunità di Arson e Lasen sul San Mauro, e chissà quante volte gli stessi avranno implorato la protezione del Santo. Scrive Antonio Tatto nel suo libro “Le Sort”:
«Di tutte le sorti segative del Comune di Feltre, quelle della frazione di Lasen sono sicuramente tra le più impervie e più difficili da praticare, specialmente quelle situate sul versante ovest del San Mauro».
La comunità si è sempre presa cura della chiesetta intervenendo “a pioech” (a piovego) portando fin lassù a spalle il materiale, questo ogni qualvolta se ne fosse presentata la necessità. In una primavera della fine degli anni 90, però, un grosso masso rotolato giù per effetto del disgelo fece dei danni molto ingenti alla parete nord della chiesetta, al tetto e all’interno, non facilmente riparabili se non con un intervento strutturato.
In quell’occasione a sostenere finanziariamente il grosso intervento, eseguito sotto la supervisione della Soprintendenza ai beni culturali e ambientali, furono l’Ente Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, la Fondazione Cariverona, il Comune di Feltre e la Cei con alcuni fondi finalizzati al restauro degli edifici di culto.
I materiali arrivarono sul posto con l’elicottero, lo stesso mezzo che in seguito riportò l’altare ligneo e la sua Pala raffigurante la Madonna con bambino, S. Mauro e San Michele Arcangelo, sapientemente riportati al loro splendore dai restauratori Velluti presso il Castello di Lusa.
Sono davvero tanti in questi ultimi anni gli escursionisti che vediamo salire verso San Mauro in tutte le stagioni; gli abitanti invece si danno appuntamento per celebrare la Messa il 15 gennaio (S. Mauro) per i più coraggiosi e il 2 giugno per quelli che preferiscono poter contare su un clima più adatto per camminare, stare in compagnia e chiedere l’intercessione di San Mauro Abate.