Entrando nella chiesa di S. Maria degli Angeli di Feltre, a sinistra troviamo l’altare che custodisce la pala di Jacopo Bassano (1509-1592). Probabilmente fu dipinta per un voto a seguito dell’alluvione del torrente Colmeda (27 luglio 1564): rappresenta Maria con il Bambino, S. Crescenzio e S. Antonio. I santi sovrastano un paesaggio di detriti e cadaveri che ben rappresenta le rovine causate dall’esondazione del corso d’acqua. È merito del giovane studioso Enrico Tonin aver dissolto i dubbi sull’attribuzione, evidenziando la firma del pittore in un particolare: una caldaia di rame travolta dalle onde.
Il paliotto che decora in basso l’altare è in pietra scolpita in puro stile neoclassico ed è attribuito, nel catalogo generale dei beni culturali, a Luigi Berton. Egli aveva talento per la pittura e le linee dell’opera fanno pensare che fosse particolarmente votato anche al disegno. Inoltre fu il committente del suo magnifico palazzo a Giuseppe Segusini. L’innovazione di tale edificio e, si può dire, l’elegante l’arditezza della sua concezione, che lo assimila ad un tempio greco, fa presupporre un notevole gusto per l’arte e ogni sua espressione.
Nella chiesa di Santa Maria degli Angeli di Feltre lavorò anche Segusini (1856). Eccone il contributo: “altare ed ampliazione del coro”, sistemazione dell’abside e forse fu sua l’idea di aprirvi una finestra con una grata, in alto, per permettere alle monache di assistere ai riti che si svolgevano nella chiesa aperta al pubblico.
Un altro Berton, Giuseppe, nipote di Luigi, fu epigono di Segusini e va ricordato per le tracce lasciate. Egli eseguì la facciata della chiesa di S. Giacomo, progettò la chiesa di S. Fermo a Villaga (costruita dopo la sua morte) e per Giovanni Guarnieri (1807-1877) innalzò un mausoleo sulle colline che sovrastano il paese di Foen, in località Altin.
Quest’ultima sua opera custodì per qualche tempo, prima che villa, chiesa e terra fossero vendute agli attuali proprietari, i resti mortali di Giovanni Guarnieri e di sua moglie Angela de’ Mezzan.
Il posto ha una curiosa assonanza con Altino, punto di partenza della via Claudia Augusta Altinate, e nasconde una storia ben più antica. Il sacerdote, paleografo e studioso di storia della chiesa, don Claudio Centa, a tal proposito dà una notizia interessante, desunta dalle visite pastorali del Vescovo Lorenzo Campegio (1474-1539). Altin infatti era un priorato “sine cura” e vi sorgeva una sacro edificio dedicato a S. Maria; esso era dunque un sito importante del quale si era persa la memoria, la gente del posto tuttavia chiamava il gruppo degli edifici “La Basilica”.
Curioso è il fatto che il monumento attuale sia dedicato a S. Maria Assunta, come se un filo sottile lo legasse a tali antichi retaggi.