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La chiesa di Sanmaman

sul colle Calliopeo di Caleipo

La chiesa di Sanmaman

sul colle Calliopeo di Caleipo

Così scriveva il conte Florio Miari nel 1843: «Per un antico voto dei bellunesi venne edificata la chiesa di San Mamante preso a protettore contro le bestie feroci (rettili, lupi, orsi) che in quel tempo infestavano la provincia e per rimedio a una pestilenza tra’ i fanciulli che quasi tutti li faceva soccombere. È ancora in molta venerazione questo Santo a cui ricorrono, segnatamente le madri, per nutrire col proprio latte i figliolini.»

Ai giorni nostri si ricorre, preferibilmente, ad altri rimedi, ma rimane intatta la possibilità di ammirare quel «piccolo santuario antico che, come un catechismo intuitivo, conferisce un senso religioso al paesaggio capace di essere arricchito dalla fantasia popolare e quindi dalla leggenda.» (Renzo Roncada)

L’edificazione della chiesetta è fatta risalire alla metà del XIII° secolo o giù di lì, mentre la prima citazione ufficiale si trova in una sentenza del giugno 1289 che derimeva una controversia per la ripartizione delle offerte fra il massaro di San Mamante e il pievano di Castion.

Alle iniziative dell’illustre umanista nonché pievano della Pieve Castionese, Pierio Valeriano – al secolo Giovanni Pietro Bolzani Dalle Fosse (1477-1560) – vengono fatti risalire importanti lavori di ampliamento e decorazione quali la ricostruzione dell’abside con l’elegante cupoletta e, anche… «alcuni ripari, onde il popolo, che di lontano veniva, luogo avesse di prendere il consueto riposo.»

Nel tempo, infatti, il piccolo santuario e la sua fonte erano divenuti mèta di costanti pellegrinaggi sia per impetrare l’intercessione contro il flagello delle bestie feroci, sia per la «divozione delle madri che allattano i bambini.» E le offerte giungevano copiose tanto da permettere di ornare la chiesa con statue, arredi, suppellettili, importanti cicli di affreschi, alcuni dei quali – dall’incerta attribuzione – di Pomponio Amalteo (1505-1588) o Nicolò De Stefani (1520-1599) e grandi olii su tela raffiguranti la vita di S. Mamante realizzati da Francesco Frigimelica il vecchio (1570 circa,+1646).

Sul sagrato della chiesa, in occasione della ricorrenza del Santo, il 17 di agosto, vi era la sagra di Sanmaman: «17 agosto 1611, dopo le sacre funzioni celebrate nella piccola chiesa alle pendici del colle “Calliopeo” si iniziarono i balli civili alla foresta che durarono sino a sera quando la comitiva – i podestà di Belluno e Feltre, la moglie del podestà di Serravalle e un ricco corteggio di gentiluomini e gentildonne -, rientrò a Belluno al suono di trombe e flauti.» (da la “Cronaca Bellunese di Giuseppe Crepadoni”)

Cent’ottantanni dopo don Flaminio Sargnano intravedeva il declino della festa causata, anche, dal suo trasferimento a Caleipo: «17 agosto 1779, si fece secondo il solito la sagra di S. Maman e vi andarono diverse processioni… questa ai tempi vecchi era una famosissima sagra e vi venivano assai forestieri, e durava tre giorni, e vi solevano andare il veneto podestà e la sua corte e cavalieri e dame e trovavano assai limosine, ma ora non vi è più tale concorso, massime dopo che la hanno trasportata alla villa di Caleipo.» A Caleipo una casa padronale conserva ancora dei piccoli ovali con tracce di affreschi (in deperimento) che rappresentano gli animali dai quali, si diceva, la zona fosse stata liberata per l’intercessione di San Mamante: è tutto ciò che rimane dell’antica e famosissima sagra di San Maman.

Momoasson in Cesarea (Cappadocia, 259 d.c. +275 d.c.) morì a 16 anni. Indicato come San Mamas nel Martirologio Romano, noto anche con molti altri nomi (Mamete, Mamaso, Mama, Mommè, Mamolo, Mamede, Mamete, Mamma, Momà) è uno dei santi più popolari dell’Oriente Bizantino. Il suo culto è antichissimo anche in Italia, diffusosi grazie all’opera di missionari orientali nei primi secoli della diffusione del cristianesimo.

La fede popolare ha tessuto attorno alla sua persona numerose leggende, questa la versione della “passio” – il resoconto biografico o narrazione delle vite e dei martirii dei santi – del VI secolo: «per sfuggire alla persecuzione di Aureliano il giovane si ritira sui monti e si dedica alla preghiera e alla pastorizia. Alla sera gli animali e le bestie selvatiche, che con lui diventavano mansuete, accorrevano per lasciarsi mungere e per essere istruite nel vangelo. Le autorità lo imprigionarono e lo sottoposero ai più tremendi supplizi a cui sopravvisse, venne poi ucciso da un tridente; dopo la sua morte le persecuzioni cessarono e i cristiani eressero una basilica sul luogo della morte del santo.» (A Cesarea di Cappodocia attuale Kayseri in Turchia)

Un’altra versione, alla quale fa riferimento il Frigimelica per le sue tele nella chiesa di S. Mamante, racconta che i genitori di Mamante sarebbero stati gettati in carcere dove la madre, Ruffina, lo partorì. Venne adottato dalla nutrice Ammia, da cui deriverebbe il nome di Mama-Mamante. Verrà poi ucciso con il petto trafitto da un tridente.

LA FONTE D’ACQUA
Leggenda vuole che, quando si iniziarono a gettare le fondamenta per la chiesa di S. Mamante, sgorgasse vicino ad essa una sorgente, che chiamarono “Loda”; si accorsero poi che quelle acque avevano delle proprietà prodigiose: stimolavano il latte alla puerpere, e anche l’appetito…, curavano gli infermi e i febbricitanti, e le spose in gravidanza vi si recavano per bere l’acqua propiziatrice del latte. “Sanmaman l’è sora le femene cha ha fioi de latar!” Le mamme che non avevano abbastanza latte per nutrire i loro piccoli venivano a piedi anche da molto lontano (Dal Feltrino, Cadore, Alpago, Agordino, dal Vittoriese ecc.) e portavano con sé una scopa per spazzare la chiesa e due candele da offrire al Santo, eletto a protettore anche delle balie, poi bevevano un po’ di quell’acqua miracolosa, la imbottigliavano in un fiasco e la portavano via con sé. Anche la comunità di Domegge di Cadore, fin dal 1700, inviava ogni anno alla Chiesa di Sanmaman due grandi candele riccamente dipinte e addobbate.

La sorgente era protetta da un tabernacolo a volto e dipinto che viene ricordato per la prima volta dal Pievano di Castion Giovanni Moro nel 1724. Nel corso degli anni prendono forma e diffusione molte narrazioni, fra cui quella del pastore: «che trovandosi ad avere fra le braccia un bambino appena nato, cui da poco era morta la madre, non sapendo come allattarlo, lo strinse forte al petto chiedendo al Santo un miracolo e, da quella forte stretta, il bambino, succhiando, ricavò il suo nutrimento.»

Si raccontava poi che: «un cappellano, avendo messo in dubbio l’efficacia sacramentale di quell’acqua, fu punito perché al ritorno dalla festa tutti i bottoni del suo abito stillavano latte, come tanti capezzoli al seno di una donna»; e, ancora, di: «un tale che, per lo stesso motivo, gli crebbe talmente il seno da divenire, lui che aveva disprezzato il Santo, abbondantemente lattifero.»

Sanmaman era ed è, evidentemente, una zona deputata ai miracoli, a confermarlo anche il racconto raccolto da Nin da Sossai: «A poca distanza dalla fonte Loda, risalendo il torrente Turriga, si giunge ad una grotta dalla quale sgorga dell’acqua che forma delle suggestive cascatelle: è il “Boz de l’Acqua” dove si diceva che le mamme andassero a prendere i loro neonati: i bambini del Castionese infatti non venivano portati dalla cicogna, e nemmeno spuntavano da sotto un cavolo e neanche cadevano da una nuvola… ma arrivavano direttamente dal “Boz de l’Acqua”!»

«Queste leggende popolari erano la forma di reazione ingenua di una popolazione semplice, meno bisognosa di discutere che di credere e di amare.» (Renzo Roncada)

Ecco la sorgente ai giorni nostri: a giudicare dai nastri appesi Sanmaman e l’acqua “Loda” fanno ancora il loro dovere…, sicuramente meglio di tante altre acque, pur rinomate e costose!

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