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La chiesa di S. Paolo in Tortesen

il futuro dell’edificio sacro a un bivio

La chiesa di S. Paolo in Tortesen

il futuro dell’edificio sacro a un bivio

Il 25 gennaio, poco dopo la morte e resurrezione di Cristo, Saulo andava a Damasco per combattere quella che per lui era l’eresia dei primi cristiani. Una luce lo sbalzò da cavallo e una voce gli disse: «Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?». Era Cristo che viveva tra i suoi fedeli nella sua Chiesa. Da quel momento Saulo si convertì e diventò San Paolo. A Feltre la chiesa di San Paolo sorge da secoli all’estremità orientale della città; era la prima che un viandante avrebbe incontrato, sull’antica via proveniente da Treviso, dopo esser passato sotto la rocca del Santuario di San Vittore e Santa Corona. Accanto esisteva uno “xenodochio” (foresteria) dedicato a San Lazzaro e retto dalla Scuola di San Paolo. “Scuola” non significava allora una scuola come la si intende oggi, essa era invece un tirocinio per giungere alla conversione degli associati. Una Scuola per il Paradiso, insomma. Come tutte le altre confraternite cittadine, essa fu unificata a quella di Santa Maria del Prato, che gestiva l’ospizio più grande della città. Leggere gli antichi documenti aiuta a capire quali fossero i problemi e le gioie di una comunità che si riconosceva nella chiesa di San Paolo e nell’opera pia di accoglienza svolta dalle strutture annesse.

Il 25 gennaio, giorno della miracolosa conversione di San Paolo, si eleggevano due castaldi e sei laudatori che amministravano per un anno la chiesa e lo xenodochio. Particolare era la finalità del lascito testamentario di Jacopo Baffadossa, detto Palinuro: donare dieci denari di dote ad una ragazza scelta tra dieci vergini feltrine (“…decem denariorum dandos tempore nupti uni ex virginale elligenda”). Il 25 gennaio 1608 le candidate erano presenti alla cerimonia. C’era però un problema. Le dieci ragazze cercavano con ogni lusinga di esser scelte “gli che sovertono anco le coscientie de ballottanti (al punto da sovvertire la retta coscienza dei votanti)”. Da quell’anno quindi si decise di affidare alla sorte e a un bambino la scelta della vergine fortunata.

Bernardino, figlio di ser Giovanni Antonio de Facen “puto (bambino) d’età de anni diece” elesse vincitrice della dote Catherina, fiola de ser Mathio Fiorallo. L’anno dopo fu scelta con lo stesso sistema Anna, figlia di Vittore de Velaio. Nel 1610 vinse la dote Benedetta, figlia di mastro Agostino “molador” (arrotino) di Farra. Nel 1611 fu eletta Graziosa, figlia di Menego fornaio. E così via.

L’ospizio (xenodochio) di San Lazzaro era governato da una priore. Dal 1610 al 1612 Angelo di Tussui resse il priorato della Scuola di San Paolo, l’ospedale di San Lazzaro annesso e le sue terre da coltivare. Angelo era tenuto a custodire la chiesa, illuminarla nei tempi dovuti, suonare la campana, governare l’ospedale, assistere e trattare bene i poveri che vi si trovavano e coltivare le terre annesse all’istituzione.

Fino a pochi anni fa sussistevano alcune devozioni: la recita del Rosario in maggio, la santa Messa il 25 gennaio, la processione a conclusione del mese di maggio che partiva dal capitello di Tortesen. Alcuni anziani ricordano la fiera di San Paolo, nel giorno della sua miracolosa conversione, in uso fino all’ultimo dopoguerra. Attualmente le condizioni della chiesetta sono tali da aver costretto l’Ulss 1, proprietaria dello stabile, a chiuderla al pubblico. Un gruppo di feltrini si è mobilitato per chiederne il restauro.

L’Ente proprietario ha ben altri grattacapi da risolvere e così l’associazione culturale “Il Fondaco per Feltre” ha assunto il ruolo di capofila in una pubblica sottoscrizione. Ora il futuro della chiesa è a un bivio: il suo recupero o la sua rovina.

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