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La Chiesa di S. Nicolò a Borgo Piave

un piccolo scrigno d'arte

La Chiesa di S. Nicolò a Borgo Piave

un piccolo scrigno d'arte

Da sempre nelle chiese l’arte è stata utilizzata per raccontare ai fedeli passi della Bibbia o la vita dei Santi facendo uso anche di simboli e oggetti, metafore di martiri o di categorie di persone o professioni riferite ai protettori rappresentati.

Solitamente le opere che si trovano negli edifici di culto sono coeve o appena successive al fabbricato e perciò nelle chiese antiche si trovano opere dei pittori che furono e in quelle moderne elaborati degli artisti contemporanei. Di rado è possibile trovare opere di arte contemporanea in edifici antichi ed è questo il caso della chiesa di San Nicolò di Borgo Piave.

Infatti in questa parrocchia, durante gli anni 90, vi fu un parroco “visionario” conosciuto da molti, don Claudio Sacco, che decise di abbellire la chiesa commissionando varie opere. Egli era un gran sostenitore del fatto che la chiesa dovesse essere sempre attuale e viva e perciò aveva bisogno di essere al passo con i tempi anche nel suo allestimento.

Fu così che nella parrocchiale si aggiunsero opere come Santa Cecilia, San Nicolò nel 1994, Santa Lucia nel 1996 e l’Annunciazione composta di due tele.

Soffermandosi a guardare bene queste tele, si scorgono numerosi dettagli che, come nelle opere antiche, diventano una chiave di lettura dei soggetti rappresentati.

Entrando dall’ingresso, sulla terrazza del coro sopra la bussola d’ingresso, ci accoglie Santa Cecilia: posizionata qui in quanto protettrice dei musicisti viene rappresentata da Giovanni De Bettin (artista di Costalta) seduta all’interno di una loggia immaginaria dalla quale, sullo sfondo, si scorge proprio Borgo Piave.

Tra gli elementi che caratterizzano questa Santa all’interno della stanza si notano un organo (strumento musicale abbinato a Cecilia), una viola che richiama il liuto simbolo di tutti gli strumenti, un vaso con dei gigli bianchi che rappresentano la purezza e una palma simbolo del martirio; le pagine dello spartito svolazzano fuori dalla loggia quasi a significare la musica che esce verso il borgo.

Arrivando quasi all’altare si trovano ai lati della navata due grandi tele: quella di sinistra è un’opera di Claudio Nevyjel che rappresenta Santa Lucia mentre di fronte si trova San Nicolò interpretato da Brunetta Cornaviera, artefice anche dell’Annunciazione.

Nell’opera di Santa Lucia si vede un cero caduto che però resta acceso a simboleggiare che, anche quando la fede viene meno, resta comunque inesauribile nel cuore dell’uomo.
Quando accade ciò, però, il mondo è caratterizzato da sfruttamento, infatti si vede la martire con la palma che porge la mano ad una ragazza seduta in terra, povertà rappresentata dalla parte opposta da un’anziana che tiene in braccio un bambino ed oppressione e violenza evidenziate sullo sfondo da una città con dei soldati.

Passando a San Nicolò si nota uno stile che ricorda le icone bizantine, caratterizzate dallo sfondo oro, proprio perché è stato scelto dal parroco e dalla pittrice come escamotage per far sembrare l’opera di un’epoca precedente.
Il volto del Santo è davvero inusuale perché è giovane e olivastro ma, se si pensa alle origini del vescovo, egli proveniva da Myra che si trova nell’attuale Turchia ed è quindi più verosimile di tante rappresentazioni di secoli fa.

Gli abiti che indossa sono quelli tipici dei vescovi con il mantello, la mitra e il pastorale e in primo piano si vedono le tre mele o sfere oro che sono emblema di questo personaggio poiché legate alla storia delle tre fanciulle che, non avendo dote, non potevano trovare marito e dovevano prostituirsi; San Nicolò impietosito dalle tre ragazze decise di lasciare dentro la loro finestra tre sacchetti di monete o mele d’oro proprio per assicurare loro la dote necessaria.

Salendo si intravedono un libro aperto ed una lampada ad olio: il primo rappresenta probabilmente la Bibbia e indica al fedele che lo guarda di vivere la sua vita secondo l’insegnamento del libro sacro, la seconda è segno della fede in Dio che arde.

In mezzo ai due c’è un elemento dal significato davvero forte: si tratta di un paesaggio in lontananza di una città del Medio Oriente ed infatti si scorge nello skyline anche un minareto.

Questo elemento, voluto da don Claudio, raffigura l’apertura della chiesa verso le altre religioni e il mondo Orientale che si stava operando proprio negli anni in cui commissionò quest’opera. Ecco qui dunque la chiesa sempre attuale ed al passo con i tempi.

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