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La chiesa di Cesana in due tesi di laurea

La chiesa di Cesana in due tesi di laurea

Cesana, luogo di promozione culturale e umana, ancora una volta si distingue per l’interesse che suscita questa volta nel mondo accademico e di studio. Sabato 22 ottobre, dopo i saluti di Don Luca Martorel e della Presidente dell’associazione Amici di Cesana Maria Grazia Fontana, i due giovani dottori neo laureati Nicole Zandomeneghi e Giacomo Bernardi hanno presentato le loro tesi, con la conduzione della Prof.ssa Paola Brunello, insegnante operatrice del turismo religioso ed esperta di arte sacra, profondamente legata da amicizia e passione a Cesana e all’omonimo Gruppo Amici. Questo mese la dott.ssa Nicole Zandomeneghi presenterà “Iconografia della Madonna del Latte nel Medioevo. Un caso bellunese”, il prossimo mese sarà la volta del dott. Giacomo Bernardi con “La chiesa di San Bernardo a Cesana, la riscoperta di un monumento nel contesto della marca trevigiana”.

VIRGO LACTANS
DI NICOLE ZANDOMENEGHI
Il mio elaborato ripercorre la storia della rappresentazione della Virgo lactans; dalla nascita attorno al VI secolo grazie alla popolazione copta in Egitto, al suo sviluppo in occidente, capace di diffondere l’iconografia e portarla al suo massimo splendore, sino al declino a causa della Controriforma che esigeva immagini più rigorose e meno fraintendibili. Tutto questo partendo dal caso presente presso la chiesa di San Bernardo a Cesana.

Cesana viene citata per la prima volta nel 1174, nell’atto di compravendita dell’intera contea, la chiesa invece nel 1295 in una menzione del suo beneficio. Di quest’ultima colpisce innanzitutto la titolazione a san Bernardo, un santo sicuramente importante e venerato, ma non collegato al nostro territorio e alla sfera popolare. Con i lavori di restauro, però, è stato notato come l’assetto originale della pieve, molto diverso dall’edificio presente oggi, corrisponda quasi esattamente al modello costruttivo degli edifici cistercensi, il cosiddetto ad quadratum, che rende la titolazione coerente all’architettura.

La decorazione pittorica presenta due momenti di realizzazione: la prima fase si colloca in corrispondenza della costruzione della chiesa, verosimilmente a metà del XIII secolo e presenta la Madonna del Latte, oggetto di tesi. La fase successiva è appartenente al Trecento e comprende diversi affreschi di qualità rilevante, anche se molti sono ancora di difficile identificazione.

La Madonna del Latte di Cesana è affrescata da artista ignoto sulla parete est della chiesa di San Bernardo, in corrispondenza dell’originale abside piana. Si presenta racchiusa all’interno di una cornice geometrica a bande rosse, gialle e verdi sul cui lato superiore corre un fregio floreale. Al centro della rappresentazione si trova la Madonna col Bambino, nell’iconografia della Virgo lactans, ai lati di essa sono presenti due santi, quello a sinistra della Vergine è stato identificato in san Giovanni Battista, grazie alla presenza della pelle di cammello indossata dal santo, del bastone, ma soprattutto del gesto di indicare Cristo bambino, come nelle più tradizionali rappresentazioni. Il santo a destra della Madonna, invece, è di difficile identificazione. In ambito di tesi si è ipotizzato nell’identificazione in Giovanni Evangelista, per la presenza di un libro tra le mani del santo che potrebbe essere il Vangelo e per il fatto di essere molto giovane ed imberbe. La rappresentazione presenta attraverso le vesti dei soggetti, un continuo richiamo cromatico, evidente soprattutto nelle figure della Madonna e del Bambino. Lo stile pittorico di rappresentazione è molto semplice, lineare e bidimensionale, caratterizzato dalla costruzione delle figure attraverso linee rosse molto elementari, esplicite soprattutto nei volti. Nonostante questi elementi è visibile una ricerca di profondità nella scena, data dalla presenza di un tendaggio sostenuto da degli anelli, alle spalle dei soggetti.

Data l’importanza di quest’immagine all’interno della chiesa si sono cercati i motivi che possono aver portato alla realizzazione di essa e, magari anche un nesso con san Bernardo, titolare della pieve, ma è ancora difficile risalire alla funzione e ad un significato unitario dell’opera.

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