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La chiesa di Cesana ed i suoi Affreschi

nella tesi di laurea di Giacomo Bernardi

La chiesa di Cesana ed i suoi Affreschi

nella tesi di laurea di Giacomo Bernardi

Placidamente adagiata sulle rive del Piave, Cesana si presenta oggi come un piccolo paesino della Valbelluna dove il tempo pare essersi fermato. Dal 1174, anno a cui risale la prima attestazione, Cesana fu sede di una contea signorile che in virtù della sua posizione strategica tra trevigiano e bellunese godette di grande importanza e mantenne intatta la propria autonomia giurisdizionale quasi ininterrottamente sino alla caduta della Serenissima, la quale aveva riconosciuto entro i suoi Domini di Terra l’autorità dei conti di Cesana. Vestigio di questo illustre passato è la piccola chiesa di San Bernardo, l’antica cappella gentilizia dei signori di Cesana. In mancanza di dati certi la sua fondazione si può collocare verosimilmente verso la fine del XII secolo, in un momento successivo alla canonizzazione del titolare Bernardo da Chiaravalle nel 1174 al quale peraltro è dedicata soltanto questa chiesa in tutta la diocesi vittoriese.

Al suo interno la chiesa conserva un prezioso ciclo pittorico che dopo decenni di abbandono e oblio è stato possibile grazie ad un attento lavoro di restauro. Gli affreschi si possono ricondurre a due fasi distinte: alla prima databile verso la metà del Duecento si riferisce il riquadro campito sulla parete est raffigurante una Madonna in trono col Bambino tra i Santi Giovanni Battista e Evangelista. Vero focus visivo della composizione è l’elegante ornato orbicolare con stelle inscritte che contraddistingue il manto della Vergine: si tratta di una decorazione detta ‘a rotae’ ispirata alle trame geometriche che caratterizzavano i tessuti serici di derivazione arabo-persiana la cui circolazione a quel tempo nell’entroterra veneto era di certo rilevante considerato il ruolo egemone di Venezia nei commerci con l’Oriente e Cesana ne è una prova. A partire dal XIII secolo nella Marca Trevigiana si affermò inoltre la moda di decorare gli interni e le facciate dei palazzi signorili con affreschi che simulassero sulle pareti la presenza di finti drappi appesi e raffinate tappezzerie quali emblema del prestigio sociale ed economico del committente: a tale gusto si può ricondurre anche lo stesso affresco di Cesana essendo stato realizzato in un contesto alto.

La seconda impresa pittorica si colloca entro la prima metà del XIV secolo; a questa si ascrivono il Trittico con i Santi Bernardo, Pietro e Bartolomeo sulla parete est, e la sovrastante Annunciazione che nei profili delle figure, nella resa prospettica delle architetture e nel fregio cosmatesco denuncia l’intervento di un maestro giottesco. La presenza di botteghe giottesche nel territorio è attestata come ad esempio nel vicino Santuario dei Santi Vittore e Corona.
Allargando però l’orizzonte d’indagine si può constatare entro la metà del XIV secolo l’afflusso di maestri giotteschi nel trevigiano e nei territori limitrofi al servizio dei più eminenti casati feudali come i Collalto, che affidarono al giottesco Pietro da Rimini la decorazione della cappella castrense di San Salvatore, e i da Camino a cui si legano i cicli di ambito giottesco di Vigo di Cadore e Soligo. Il caso di Cesana dunque si inserisce entro questo fenomeno di diffusione della maniera giottesca nel territorio favorito dalle locali signorie rurali attente alle novità artistiche urbane.

Anche gli affreschi delle pareti laterali si datano verso la metà del Trecento; si tratta di raffigurazioni di santi e vescovi di dubbia identificazione. Spicca al centro della parete nord un’enorme raffigurazione di San Cristoforo, patrono dei viaggiatori e pellegrini che per secoli transitarono per Cesana lungo il corso del Piave.

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