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La centrale di Salgarda

una storia singolare

La centrale di Salgarda

una storia singolare

Passeggiando da Villabruna a Salgarda Vecchia, per fare le foto dell’articolo delle Rogge di Villabruna apparso nel numero scorso, ho attraversato “el Pont de Corde” sul torrente Caorame, un attraversamento molto suggestivo e che consente una visione del torrente diversa dalle consuete.

Si percepisce compiutamente, soprattutto nel periodo dopo le copiose precipitazioni del mese di maggio, la portata del corso d’acqua che appena più a monte ha ricevuto anche le acque dello Stien. Di fronte al ponte – ci troviamo in comune di Cesiomaggiore – c’è una chiesetta dedicata a S. Giuda Taddeo, ma di questa ne tratterò più compiutamente in un prossimo articolo, parlando con chi si occupa con dedizione della cura del luogo. Proseguendo oltre, c’è la Centrale della Salgarda, in disuso, ma che ha una storia molto particolare.
Angelo Nino Gris nel 2012, nella raccolta “Angoli del passato”, riporta: “Nata come centrale di Feltre, fu costruita in soli otto anni. Progettata nell’anno 1895 dall’Ing. Giacinto Norcen, nel gennaio 1896 il Consiglio Comunale di Feltre discute la fattibilità del progetto, a marzo 1896 viene contattata l’impresa Bisutti e Zannoni che accetta il capitolato di spesa. Nel 1897 l’impianto elettrico è in parte già funzionante. Il 10 luglio 1902 vengono installate a Villabruna n. 4 lampadine ad incandescenza di 16 spermaceti (candele) ciascuna. Nel 1903 la città viene totalmente illuminata con 125 lampadine”.

Toni Sirena, nel suo libro “La luce a Belluno – La prima illuminazione elettrica (Tecnologia, storia e giochi di potere)” (Campedel editore, 2020) scrive: “Nel 1897 Belluno accese la luce per la prima volta. L’avevano già fatto, in provincia, Santa Giustina e Longarone. Nonostante Belluno avesse in casa un discreto torrente, l’Ardo, l’energia elettrica se l’andò a prendere lontano, a Cesiomaggiore, tirando una linea di 26 km, ma il motivo c’era come vedremo. […] La centrale viene costruita alla Salgarda in Comune di Cesiomaggiore. È un impianto sul Caorame da 300 Hp (200 kW), all’epoca già molto significativo. Basta (e avanza pure) per fornire l’elettricità per l’illuminazione pubblica delle città di Belluno (per due terzi della produzione) e di Feltre e di alcuni altri comuni tra cui Cesiomaggiore, Santa Giustina e Sedico oltre che per utenze private. Ad avviare l’attività sono gli ingegneri Ugo Bisutti e Vittorio Zannoni, che stipulano un preliminare di contratto il 19 novembre 1894 con il Comune di Belluno. […] Perché Belluno va a rifornirsi di energia elettrica così lontano, sul Caorame? Bisutti e Zannoni spiegheranno che fra tutti gli altri torrenti presi in esame, il Caorame era quello che si prestava meglio”.

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31/07/2024

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